I loro segnali, le mie insegne, il profumo delle mani, i sogni tridimensionali. E il resto.
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(Coming soon)
Non sono tre, ma altri tre dopo i primi tre.
Tutto il resto però è giusto così.
Sono tre mesi che non piove
(Ivano Fossati)
Sono tre mesi che non piove
ho sabbia e sale nel letto
peccato e pentimento
ho l'anima falciata
da cui discende la mia razza intera
che ha cuore e pancia di ametista
senza regola di vita
senza luce di luna
oro negli occhi
e soprattutto senza difesa dal dolore
Vieni a trovarmi ancora
mistero che si muove
avrò riposo per gli occhi
intimo testimone
del mito ridicolo dell'amore
avrò l'orgoglio del sangue
tutto fuori dalle vene
e una maschera nera
livida come un sorriso
di questo cinema leggero.
Amore mio
vieni a cercarmi ancora
vieni a parlarmi ancora
a imprigionarmi ancora
sono tre mesi che non piove
Vieni con l'acqua generosa
che gonfia il mare più sacro
che fa peccato e redenzione
quanto tempo
quanto tempo ancora
quanta disperazione
e quanti cristi alla deriva
sui sentimenti d'altura
senza approdo e senza nome
ma la tua casa e il tuo nome
potessi essere io
amore mio
Ognuno trascina dentro di sé ricordi ora involontari, derivati magari da vecchie passioni o da imperscrutabili fenomeni neuronici. La mia adolescenza musicale dei 16-18 anni era monomaniaca su una cantante italiana e così poco fa guardando il calendario ho badato che oggi compie 48 anni (e mi spiace che mi confondo magari sulle date di nascita di amici carissimi, ma questa del 28 di aprile proprio è fissa.)
Poco fa c'è stato uno scambio di sms con un amico che sto ospitando in questi giorni e con cui ci divertiamo a ascoltare e coverizzare in inglese simultaneo certi suoi album improbabili ma bellissimi della metà degli anni '80.
(Da me 28.4.2009 14.31)
Io tra poco esco a comprarti le Kinder immangiabili :-) e poi vado a lavorare. Quindi poi per ogni evenienza mi trovi sul fisso là. Se torni affamato in frigo e freezer ci sono un po' di cose, oltre a biscotti, tisane etc. Al limite chiamami per informazioni se il contenuto non è chiaro... :-) A stasera, io sarò a casa verso le 22.45. S.
(Da M. 28.4.2009 14.34)
Grazie! Un bacio e buon lavoro!
(Da me 28.4.2009 14.35)
Dimenticavo: IMPORTANTISSIMO!!! Oggi Anna Oxa compie 48 anni. :-) S.
(Da M. 28.4.2009 14.36)
Grazie per l'info su Anna. Ho già una vistosa erezione...
Se è vero che "gli amici sono la famiglia che uno si sceglie", la mia me la sono scelta bene perché infatti siamo anche tutti un po' scemi uguale... 
E così anche io mi sono commosso guardando (e soprattutto ascoltando) questo video: http://www.youtube.com/watch?v=wnmbJzH93NU E succede ogni volta che lo faccio, ché sono recidivo. (Ma non sono da solo, guardate qui... che è pure un bel vedere. Then I was young and unafraid But the tigers come at night And still I dream he'll come to me I had a dream my life would be
)
Perché quel testo lì già mi stende e mi pialla ma il video mi fa intravedere (e sperare, anche se senza troppa convinzione) che sia possibile quanto scrive Andrea Scanzi su "La Stampa": "Susan Boyle è un’epifania. Una speranza: che la qualità conti più dell’apparenza. Che i baci, seppur per vie traverse, arrivino prima o poi a destinazione."
(Trovate l'articolo per intero qui.)
"I dreamed a dream in time gone by
When hope was high and life worth living
I dreamed that love would never die
I dreamed that God would be forgiving
And dreams were made and used and wasted
There was no ransom to be paid
No song unsung, no wine untasted
With their voices soft as thunder
As they tear your hope apart
And they turn your dream to shame
That we will live our lives together
But there are dreams that cannot be
And there are storms we cannot weather
So different from this hell I'm living
So different now from what it seems
Now life has killed the dream I dreamed"
Se penso al suo nome, lo associo a come è scritto e a quante centinaia di volte l'ho letto sulle copertine dei migliori dischi del migliore. Poi al suo sorriso un po' da "secondo da sinistra" nella foto di gruppo con tutti i "fratelli musicisti" nel libretto dei due cd live che sono da 16 anni una pietra miliare della storia della musica italiana.

E mi viene in mente con un gran sorriso anche l’incontro a Stupinigi dopo un live di Fossati con lui che ci incontra, ci chiede se ci è piaciuto il concerto e se vogliamo seguirlo che così ci accompagna al loro ristorante...
Che strano. Nel tempo ho saputo della scomparsa di artisti che ho letto/ascoltato/visto molto più di Beppe Quirici (a suo modo “invisibile”) ma in nessun caso mi sono decisamente e a lungo commosso come è successo quando poco fa l'ho letto sull'articolo di un amico.
Forse su di me più del dolore può la gratitudine.
Passando sulle scale del mio condominio si vedono dalle portefinestre agli ammezzati i tetti catramati dei box di fronte. Su lì si affacciano molti appartamenti e ogni tanto ci si vedono buttati un giornale, un panino, un piatto di plastica, una buccia di banana... che poi dopo qualche giorno spariscono. Evidentemente chi abita negli appartamenti che sono allo stesso livello scavalca il proprio balcone e da bravo e civile milanese ripulisce.
Alcune settimane fa scendendo ho notato l'ennesimo oggetto, senza riuscire a capire da tre piani sopra di cosa si trattasse. 
Poi scendendo mi veniva da sogghignare intuendo cosa poteva essere. E arrivato a livello del tetto ho appurato che era proprio quello che avevo immaginato.

Insomma, è un mese oggi che giace lì un UFO (doppio senso carpiato con avvitamento) che nessuno rimuove e che mi fa immaginare scene del tipo sguardo allarmato, apertura finestra e lancio sussurrando "Cielo, i miei!" o "Cielo, mio marito!"... ma anche "Cielo, mia moglie!"
!
Stancarsi al massimo per assicurarsi la notte.
"Nightswimming
deserves a quiet night..."
(R.E.M., da "Nightswimming")
Tanto io non so nemmeno nuotare.
Quando un diciannovenne - figo implume e dai modi maschili - conosciuto da poco più o meno per lavoro ti scrive "Devo dirtelo!!! Ma quanto sei bono!!!??? Te lo dico da amico naturalmente." dovrebbe venirti almeno un po' da sorridere.
Invece la bocca ti resta serrata e il pensiero finale è che certe cose dovrebbero dichiararle illegali.
Settimana di ferie ma non di riposo, casa sempre più via di mezzo fra l'accampamento rom e l'outlet (e idem l'umore del sottoscritto, ma almeno la prima ha avuto un po' di piccole sistemazioni), computer in panne con riparazione prolungata e uso del pc del gentile amico/vicino di pianerottolo, bilancia traditora che mi impone di diventare come la Callas (digiuno e melodramma) e di non saltare la palestra...
Prima o poi dovrei tornare.

La battuta di un amico, all'apparire sul palco di SanRemo del modello israeliano Nir Lavi:
"Per me Luca de Povia se sta a dà le chiodate!!!"
(Il Barone)

(Nel video di 4-5 anni fa che trovate qui lo si vede parlare sul ponticello pedonale in ferro che c'è a Porta Genova, a pochi minuti di bici da casa mia. Domani vado a visitare quel luogo miracoloso e fortunato dove egli si posò...
)
Mi viene in mente cosa avevo scritto qui qualche mese fa. Errare humanum est...
Oggi, passando davanti alla vetrina di un negozio di dischi & musicalia in centro, ho scoperto che Madonna canterà e si dimenerà a San Siro il prossimo 14 luglio. Non ne avevo sentito parlare, non ne avevo letto nemmeno sui vari siti di informazione nonsolomusicale più o per niente gaya, non lo sapevo proprio e ancor meno mi interessa.
...sed perseverare diabolicum.
Poco fa pedalavo sotto il nevischio.
L'immagine che sgusciava da sotto l'ombrello aperto era un incrocio di volumi precari, luci di tram e di poche auto che si solidificavano in provvisori e mobili coni allargati, fasci di puntini bianchi, sottili, più lenti e meno regolari nella loro traiettoria anche trasversale rispetto a quelli della pioggia.
Intorno un mezzo deserto di persone con l'aria di essere fuori per sbaglio o per obbligo e il freddo bagnato, un po' del quale mi entrava nella fessura tra il polsino del piumino e i guanti.
Intanto - e soprattutto - nelle orecchie una musica derubata delle parole e riempita del melodramma di soli archi. L'iPod infatti aveva pensato bene di regalarmi in quel momento "Heaven knows I'm miserable now" nella versione lancinante dei Vitamin String Quartet.
Non c'entrava niente con la nota "illogica allegria", eppure è stata un'emozione dalle fondamenta musicali tra le più forti che abbia mai provato, con una dolorosa dolcezza di fondo e una sensazione di unicità irripetibile.
(Premessa: penso che incrociare una stessa persona a Milano per 4 volte in due-tre mesi, se questa non abita vicino a te né al luogo dove lavori e viceversa, è un fatto non straordinario ma almeno un po' curioso.)
Quest'estate al Borgo l'avevo urtato e mi ero accorto solo poco dopo, girandomi, che si trattava di lui.
Poi l'ho anche incrociato 4 volte per le strade intorno al centro; entrambi eravamo una volta a piedi e tre volte in bicicletta, l'ultima delle quali poco fa in piazza Duomo.
Io non so se è un segno del destino, comunque in tal caso invece di fugaci passaggi affiancati non si potrebbe farci scontrare in bici o farmi passare col rosso quando c'è lui?
Insomma, destino: se devi dirci qualcosa, vuoi deciderti ad essere più chiaro? 
Martedì sera ero in macchina con lui e ascoltavamo "Tu non ti pungi più" della a me dilettissima coppia Battisti-Panella. Stavamo chiaccherandoci sopra, in realtà, ma quando è arrivato il verso "E questo è quanto..." ci siamo interrotti, guardati e abbiamo cantato all'unisono il verso successivo. Poi lui ha aggiunto sorridendo "Eh, qui dovevamo per forza interromperci!"
Infatti, da anni, quando qualcuno dice "E questo è quanto." a me viene sempre da dire (e spesso dico davvero) "Con una belva accanto!".
Veniamo a stasera. Sono in coda per un gelato e una ragazza davanti a me parla con un'amica della scelta che deve fare, se mollare o no il suo fidanzato. L'altra interviene con "Guarda, se il cervello prende il sopravvento..." e io piano "nasconde voci da buttare via / ma tira un vento che conosco già / mi sembra nostalgia." Poco dopo, uscito, cerco subito sull'iPod quella canzone (Ruggeri-Cocciante per Fiorella Mannoia del periodo aureo, mica bruscolini) e ascoltandola mi trovo a riflettere su quante volte devo avere ascoltato quel brano, che ormai ha quasi 21 anni. E su come devo averlo ascoltato, legandoci attenzioni, immagini, emozione.
E via così con altri pensierini sul fatto che probabilmente questa - come qualche decina di altre - me la porterò sempre rintanata addosso, pronta a sgusciare fuori anche involontariamente, fino a qualche fine. Eppure quella stessa manciata di parole per molti altri, anche a me vicini, non dice assolutamente niente. Da lì avanti ancora verso considerazioni poco conclusive e ancor meno utili sulla musica e sui prodigi che più di altre arti riesce a compiere su di me in questo senso. E - quel che mi stupisce - non solo su di me, penso.
Arrivo a casa e aggiorno la lista dei libri da curiosare/comprare presto aggiungendo "Musicologia" di Oliver Sacks, così almeno mi do un po' più di senso a queste allegre pippette mentali. Ma è "Musicologia" o "Musicofilia"? O ancora "Musicomania"? Accendo il pc, così controllo sul web.
Ok, "Musicofilia". Segnato.
Dato che ci sono, vediamo le notizie sul Corriere on line.
Ecco, appunto. A proposito di musica che continua... Leggo la notizia e mi intristisco un po', mi viene in mente la sua voce poco carica di sfumature interpretative ma molto gradevole, davvero perfettamente "pop" quando si unisce a quel riff al piano, semplice ma implacabile, che l'ha reso famoso. Poi mi viene in mente "Let me in" con Rossana Casale. E "Together" con Amii Stewart. Ah, sì, poi la mia preferita: "Friends", che aveva lasciato tutta a lei.
Molti, sono certo proprio molti più di quello che si pensa, ricordano le sue note. E molti le ricorderanno ancora, senza sapere che erano di Mike Francis. Io lo so e lo ricordo qui, mi sembra giusto e perfino, nella sua inutilità vagamente patetica, perfino bello. Fino a qualche fine.
Stamane uscendo mi sono accorto che la temperatura si è abbassata di tre/quattro gradi, nonostante il sole.
Ah, già, giusto: da oggi e fino al primo febbraio sono tradizionalmente i giorni più freddi dell'inverno, o così almeno vuole la tradizione delle mie campagne. I giorni della merla, li chiamiamo. Fino a 70-80 anni fa nelle cascine si cantavano all'aperto, le donne ricoperte di scialli stratificati e gli uomini (e che uomini!
) con cappello e tabarro. Le strofe erano alternate tra il coro di una cascina e quello di un'altra vicina, in una ragnatela incrociata di luoghi, ritornelli, persone.
Quindi oggi niente iPod e via a canticchiare in bici, anche se da solo non mi viene bene perché senza la seconda voce il ritornello non vola... vola, vola, volievolievole-elaaaa...
"Trà la ruca'n mès a l’èra
se gh’è nìgul sè’nserèna
volilela volilela, volilela volilà
La brügna l’è fiurida
e tüti i la rimira
volilela volilela, volilela volilà
voli voli vola volievolievoleela
La brugna la fa il fiore
e tüti i fan l'amore
volilela volilela, volilela volilà
La brügna l’è cascada
e tüti i la ütada
volilela volilela, volilela volilà
voli voli vola volievolievoleela..."
(Certo che altro che fashion, milanese, intellettuale, metrosexual... Sono proprio ancora un gentil(u)omo di campagna. E mica mi spiace.
E qualcuno storcerà un po' la boccuccia, anche per il "vuoto" di contenuto e la maggior frequenza dei miei recenti post, già me l'immagino. Pace.)