I loro segnali, le mie insegne, il profumo delle mani, i sogni tridimensionali. E il resto.
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Mia madre ogni volta che torno da loro si lamenta che mi fermo sempre di meno e sono sempre più di fretta. E io ogni volta mi lamento che non posso a ogni mio ritorno ripartire poi per Milano col magone per la tensione (a termine) che si respira, che se loro tre monoblocchi (mamma, sorella, cognato) non si spostano di un centimetro da se, io non solo non posso farlo ma nemmeno posso sopportare ogni volta di fare da valvola di sfogo di entrambe le componenti femminili. A un mese dalla discussione con lacrime con cui avevamo fissato delle "regole" da tenere in questi pochi mesi di convivenza forzata, niente è cambiato se non appunto la mia insofferenza, anzi la mia sofferenza a vedere come per pigrizia, stanchezza e abitudine si preferisca sfinirsi di testa e di corpo piuttosto che conquistare un picco di sforzo per cedere un po' sulle proprie radicate (e spesso immotivate) abitudini, cambiando anche solo un po' e per un po' per stare meglio tutti.
Detto questo, in poche ore a casa ho fatto da bravo figliolo i prelievi al bancomat, il riversamento di una cassetta con i canti della chiesa per le devote zie, la sostituzione delle pile di un paio di aggeggi, la visita agli altri zii in casa di riposo con cambio degli armadi e rasatura dello zio ormai quasi sempre assente a sè stesso, come il personale della struttura... Cioè, mica mi son messo a limarmi le unghie pretendendo di essere servito.
Poi però, appena prima di partire, di fronte all'ennesimo rimbrotto, come forse mai avevo fatto in passato, ho alzato la forza della voce con mia mamma.
"Ogni volta sei più stremata e io sono sempre più preoccupato. Oggi mi hai rinfacciato che io non capisco e non mi rendo conto perché non sono qui. Che Vic dice che fa e poi non fa e che Als è in crisi anche perché è tornata a lavorare. Che i soldi della tua pensione se ne vanno più di quello che vorresti. Che le bollette e che la spesa, perché ci pensi tu e loro a volte non hanno la moneta e poi si dimenticano di ripagartele. Che tra poco iniziano i lavori di là e non hanno ancora sgombrato. Che Vic ha detto che vuole fare una piccola grigliata per 3 o 4 miei amici che hanno fatto un regalo al nipotino e che lui ha la testa su queste cose e tu non ti farai nemmeno vedere che sei stufa, e guarda invece a cosa pensa lui... Il tutto, e altro, oggi l'hai ripetuto almeno 3 o 4 volte. E le stesse cose me le hai dette a ogni mio ritorno qui. Anche due sabati fa che era il mio compleanno. Io non pretendo gli auguri o il bacio, ti conosco e non ho nemmeno un ricordo di un bacio datomi da te da quando non sono più bambino... lo sai che non do importanza a queste cose perché dimostri di essere mamma in tutti gli altri modi possibili. Ma ti ho già detto che non sto bene e almeno che non si cominciasse dalle 8 e mezza della mattina con queste litanie il giorno del mio compleanno lo speravo.
Poi mi dici che mi fermo poco a casa, che sembra che qui non stia più bene... negli ultimi mesi mi hai mai detto una cosa positiva su qualcosa o qualcuno di noi? Una, una sola? Pensaci... ciao."
Non so come ho fatto a dire tutto senza commuovermi o impaurirmi. Ha 72 anni, ha alle spalle negli ultimi anni la morte di mio padre, due tumori suoi e la splendida e difficilissima nascita di E l i a; avevo il dubbio che non capisse che il mio tono a raffica era necessario a superare la mia paura di farle male e che non aveva proprio lo scopo di fare del male a lei. Gola serrata, mi ha salutato senza guardarmi. Poi certo le saranno scappati i singhiozzi sordi che ben conosco, ma a volte non ho altro modo per cercare di farle capire certe cose. Che tanto non capisce... ma io prima di lei e di chiunque devo salvaguardare me stesso e se vanno avanti così crollo anche io più velocemente di quanto sto facendo.
Parto per Milano, guido e canto a squarciagola come al solito. Programma: Manu viene a casa mia a cenare e a vedere la fiction su Dalida. Ok, serata tranquilla, con lui posso sciabattare e sfogarmi che tanto siamo per certi versi sulla stessa barca (per cui sarebbe meglio non sfogarsi, in effetti); va beh... vedremo. Mentre guido devo interrompere le mie esibizioni tre volte per altrettante telefonate.
Telefonata numero 1: Manu non viene perché domattina deve essere a Lugano alle 9. Ok, ciao, in bocca al lupo, ci sentiamo.
Telefonata numero 2: Giovanni, conosciuto come insegnante l'anno scorso allo IED, ora amico dai pochi ma forti contatti. (E' etero, per la cronaca e purtroppo, non cominciate a malignare!
) Ok, come ventilato nei giorni scorsi ci vediamo alle 22 sui navigli così chiacchieriamo delle mie ultime paturnie e del colloquio di domani, che magari qualche dritta me la dà.
Telefonata numero 3: Morfeo il Magnifico. Uhmamma, questa non me l'aspettavo. Alle 22 deve essere in ospedale e se sono a casa viene a salutarmi, che son due mesi che non ci si vede.
"Poi ho nuotato sia ieri che stamattina e ho la schiena un po' incriccata. Mi farebbe bene uno dei tuoi massaggi."
"Ok, così mi dai mezza occhiata e mi dai la tua impressione su se e quanto sono depresso, se la stanchezza cronica che ho è dovuta a qualcosa di fisico o è solo stress che non richiede più di una camomilla."
"Poi devo tornare in ospedale, non farmi fare il medico anche quando vengo a trovarti."
"Se ti facessi fare il medico quando vieni a trovarmi, non si spiegherebbe perché ogni volta non è solo il paziente che si spoglia..."
"Simonaccio..."
Chiuso il siparietto, eccomi a Milano. Mentre scarico l'auto, arriva giusto Morfeo che, legato lo scooter, mi aiuta anche a portare di sopra le borse.
Mentre ci beviamo qualcosa e ascoltiamo il nostro Samuele penso che solo un'ora e mezza fa stavo col magone a fare il duro con mia mamma, ora invece della prevista serata casalinga sto per fare e ricevere la migliore terapia antistress che potessi desiderare per domani...
"Come cambia le cose la luce della luna
come cambia i colori qui la luce della luna
come ci rende solitari e ci tocca
come ci impastano la bocca
queste piste di polvere
per vent'anni o per cento
e come cambia poco una sola voce nel coro del vento..."
(Ivano Fossati, da "La pianta del tè")
Ma ancora una cosa attende di cambiare il mio sentire di questa domenica così alternata, c'è in serbo ancora l'ultima uscita inaspettata prima della notte. 
Il mio umore è, una volta tanto e decisamente, finalmente in lieve e momentanea risalita. Salgo le scale stanco ma non lento e prima di dormire decido di riporre in frigo la borsa della verdura che ho portato da casa dei miei. In mezzo all'insalata, un sacchetto di carta cerata. Contiene un cuore di mandorle caramellate. Senza dirmelo, ce l'ha infilato mia mamma. A volte un po' di sugo o del pane con le uvette era la sorpresa, ma una cosa a forma di cuore non era mai capitato.
Non vale, cazzo, non vale. Non si fa così.
E' che anche io ho un cuore croccante più fragile che duro e così mi ritrovo a piangere e singhiozzare a alta voce certo più di quanto può avere fatto oggi pomeriggio lei, fino a ritrovarmi a pensare che le mamme non devono fare così, e a sorpresa... Ma che continuano a farlo. Per fortuna.
Visto il successo riscontrato nelle precedenti rappresentazioni, continuiamo la serie...
(Commedia - un brillante atto unico)
Tarda serata di venerdì in un noto locale milanese di musica dal vivo.
Personaggi:
- Replay
- 3 amici della lista del sito di Fossati con cui si commenta l'esibizione, fra essi Franca Sciampi, sempre particolarmente arguta
- La cantante
- Il bassista della cantante: magro e asciuttissimo, mani interessanti, occhi azzurri, nasone possente e lunghissimo, come il mento (insomma il non-bello che però proprio anche per questo è il tipico ragazzo che mi piace parecchio)
La cantante (ritornello): "SPAAAAAAAAALANCA le finestre e lascia entrare il sole
SPAAAAAAAAALANCA le finestre e lascia entrare il mare
SPAAAAAAAAALANCA
SPAAAAAAAAALANCA le finestre e lascia entrare il sole
SPAAAAAAAAALANCA le finestre e lascia entrare il mare
SPAAAAAAAAALANCA..."
Replay: "Io spalancherei le finestre e lascerei entrare il bassista..."
Franca Sciampi: "Sì, ma in questo caso non ci infili la metrica."
Replay: "Sì, ma in questo caso non è la metrica quello che ci vorrei infilare..."
- Sipario, applausi -
Per un talento smisurato come il suo ci voleva poco a fare meglio del precedente "Caramella smog". Il suo peggior lavoro sarà sempre un inciampare fra capolavori, infatti, visto che Samuele Bersani resta Samuele Bersani. E' che quando un artista è capace di fare e di dare talmente tanto da cambiarti anche completamente la vita (prima o poi la racconterò anche qua) finisce che non riesci più ad accontentarti delle cose buone e pretendi l'ottimo.
Detto questo, "L'aldiquà" non è un album equilibrato o lo è dalla parte sbagliata e continuo a non digerirne ancora molte, troppe cose, a partire dalla copertina che di brutte così non se ne vedevano da tempo.
Però di fronte alla voce di Samuele che sul finale di "Lascia stare", con solo poco più di una chitarrozza sotto, canta questi versi... beh senza nemmeno accorgermene mi sono trovato a bocca aperta e sono crollato, indifeso, tramortito e soddisfatto. Mi aveva tolto i guanti e è stato come sempre un piacere.
"Lascia stare tutto quello che non vedi
E togliti quei guanti
Finché non c'è una legge che te lo vieti
Appoggiati ai miei palmi
Se vuoi ragione hai ragione
A proseguire col tuo istinto
Ma non cambiare la benzina, mai
Nel mezzo di un tragitto"
(Samuele Bersani, da "Lascia stare")
"...Perchè in fondo il mare ha un lato
un solo lungo lato blu
e anche lo sguardo più allenato
non può vederne mai di più
mentre chi vive accanto a un fiume
anche se è grande come qui
vede benissimo il confine
e non può credere ai miracoli
E' per colpa di quel fiume se io sono ancora qua
perchè un giorno su quel ponte mi fermai a metà
e quest'aria che mi opprime in fondo è tutto ciò che ho
fino a quando l'altro lato dei miei sogni perderò
Qui non è successo niente
e non credo cambierà
come quest'acqua tra le sponde
non si ferma, ma in realtà
non ha mai cambiato il senso
e del resto come può
a quel mare io ci penso
ma mi fa paura... un po'."
(Fiorella Mannoia, da "Il fiume e la nebbia" di Daniele Silvestri)
Ok, ormai mezzo piede dopo la metà l'ho messo e i sondaggi (mirati, ma mi autoassolvo) mi incoraggiano. Stavolta quel "ma mi fa paura un po'" non è più un "ma mi fa paura abbastanza da fermarmi".
Poi tanto sto già affogando, tanto vale che lo faccia perché mi sono buttato io piuttosto che perché mi hanno spinto gli altri e io non mi sono opposto. E pure nel caso in cui dovessi poi fare un pasto in meno al giorno non sarebbe un problema, mi farebbe tornare in una 46 non tirata che fa anche tanto Callas Mood.
"Eh
qualcuno che conosco
è già venuto qui
qualcuno perde il posto
e forse va così
da sopra questo viaggio
mi vedo tutto intero
potenza dell'attore
sorrido e non è vero...
E' grande questo giorno
e scelgo di partire
la strada è quella breve
io vado
...sta a vedere"
(Stefano Dall'Armellina, da "Una maschera")
Insomma: non so nuotare, forse non c'è l'acqua e, se c'è, forse qualcuno potrà togliermela tutta più o meno all'improvviso, però ho deciso che lunedì io a quel mare ci busso meglio che posso e se avviene il primo miracolo che mi aprono la porta, mi tuffo.
Voi tenete pronta una scorta di cerotti.
(E dagli con le citazioni... ma si sa che - come scrive Patrizia Cavalli - anche io "Sono malata / sono malnata / e dico sempre le stesse cose.")
Ornellona in quel febbraio 1989 teneva le braccia distese lungo i fianchi e le grandi mani appoggiate lungo l'asta del microfono, statuaria e ieratica come un mosaico bizantino che brandisce una lunga spada; sembrava una colonna immobile, carismatica, fortissima, incrollabile. Poi cominciava a cantare e allora capivi che la rigidità delle cento pieghe di seta del suo Versace rosso scuro serviva a sostenere una fragilità che esplodeva (s)compressa in una delle interpretazioni più belle, intense, strazianti di questi ultimi vent'anni.
Io sono seduto un po' storto nel letto, con i pantaloni di una tuta e la t-shirt dei C|O|D nemmeno troppo pulita. Ma mi sento tanto Ornellona, perché io a questa canzone ci credo. Eccome.
Anche perché la risposta che sto imparando a costruire dovrebbe essere meglio del Samyr.
Io come farò
(Sergio Bardotti; Gino Paoli e Mauro Pagani)
Mi sento fuori posto
Faccio fatica a crescere
Ripeto la mia parte ma ormai
Non so più crederci
Questa bambina che mi nasce dentro
Non ha pietà
Prende i miei giorni e li traduce
In fantasia
Un sorriso, un pagliaccio che canta
Posso inventarlo io
Una storia più ricca e felice
Posso inventarla io
Ma poi...
Ma poi non lo so
Io come farò a inventarmi te
Per poterti davvero toccare
Io come farò a imparare che
Si può vivere senza un amore
I tuoi occhi no, la tua bocca no
Io non me li posso inventare
La presenza no, la tua assenza no
Io non me la posso inventare
Un interno questa elle di carta
Posso inventarmi io
La magia di un incontro rubato
Posso inventarmi io
Ma poi...
Ma poi non lo so
Io come farò a inventarmi te
Per poterti davvero toccare
Io come farò a imparare che
Si può vivere senza un amore
I tuoi occhi no, la tua bocca no
Io non me li posso inventare
La presenza no, la tua assenza no
Io non me la posso inventare
Io come farò a inventarmi te
Per poterti davvero toccare
Io come farò a imparare che
Si può vivere senza un amore
Io come farò
Io come farò
Io come farò
Piango per sentimenti e per lirismo
al macilento tocco delle campane,
l'arrugginita verità della sera.
Le cose umane sono avventure del nulla
vedi tutto così smodato, te ne allontani
ma lento si snoda comunque l'artiglio di cera
proteso sulla tua culla, sulla tua tomba
come una candela amica tutta la notte
che illumina il tuo nome, il tuo nome, Anna Simone...
(Anna Lamberti Bocconi)
(...e appena le cere si scioglieranno un po', tornerò a parlare delle altre parole di Anna.)
Stavo rispondendo qui su TipicIM a una studentessa abruzzese ai suoi primi esperimenti comunicativi con la chat di Splinder ("Così, tanto per vedere come funziona e vedere chi c'è." e quando ha saputo che il primo che ha beccato a caso era gay, ha cortesemente salutato e probabilmente imprecando contro la sorte ha chiuso la chat). Intanto salutavo anche una blogstar su msn (che mi scuserà, spero, per averlo lasciato lì appeso) quando, poco prima dell'una, suona il telefonino. Ecco l'ansia di cui parlavo qui qualche giorno fa. Guardo chi è... ah, no, nessuna ansia, anzi.
Il bello di passare poco più di 50 minuti al telefono con lui non è che così mi fa una ricarica di 1,86 euro, ma è che se non intervenissero l'orario, la stanchezza, l'ufficio e il dentista di domani potremmo andare avanti a sparare cagate serie per ore, con i nostri ruoli un po' congeniti e un po' atteggiati ormai consolidati.
Come in quella notte a cavallo tra agosto e settembre dell'anno scorso, in una delle ultime sere davvero calde di quest'estate, quando quella che poteva essere una distruzione è stata invece la posa di una piccola prima pietra su cui costruire eventualmente qualcosa di assolutamente libero. Una sera che è finita (ok, ci ritorno nel giro di pochi giorni ma poi giuro che non lo faccio più) con me che in un abbraccio sull'orlo della commozione e con un bacio sulle labbra dicevo "Guarda che io ti voglio bene, ancora."
E dopo mezz'ora, mentre all'una e un quarto camminavo sui navigli ancora un po' distrattamente popolati, mi arrivava un sms che è ancora qui nel telefonino: "Ciao scemo. Ti voglio bene anche io. Davvero."
Cioè lui Loredana e io Loretta, perfetti.
Aggiornamento delle 14.00: Il Loredana di cui sopra conclude un'altra telefonata appena terminata con il seguente proclama (che mi autorizza a rendere pubblico qui):
"Il mio prossimo fidanzato deve essere sessantenne, benestante e di bella presenza. E soprattutto sordomuto."
Come dice sempre, quando fa così sono "pazzo di lui". 
Ti ho amato dagli occhi in poi 
che quelli a mattine ricordo
a costo del perdono
ah... ricordo
anche con le lacrime
ti ho amato dagli occhi in poi
Gli occhi e poi
solo un po' e un po' dopo
e anche un po' così
la bocca più vicina
e più vicina
e sulla mia
a conferma di sorpresa
Da un'emersione improvvisa
il tuo profilo
angelo e bello
ancora basta
a conferma di sorpresa
che a conferma di ricordo
che con fermo di respiro
certo che ti ho amato
ah, quanto ti ho davvero amato
ti ho amato e anche dagli occhi in poi
(Francesco Chisciano)
Visto il successo riscontrato nelle precedenti rappresentazioni, continuiamo la serie...
(Commedia - un brillante atto unico)
Personaggi:
Replay, depresso e vagolante per la FNAC seguito da lui e da un amico del paesello natìo
LarvOttimo, nota blogstar, presumibilmente ancora a letto dopo una pennica
Tardo pomeriggio di sabato, location milanese e reggiana (lo scambio di battute avviene al telefono)
R: Guarda, una giornata così di merda non mi capitava da mesi o forse più. Stasera mi chiudo in casa a fare la calza.
L8: Ma dai, il giorno del tuo compleanno?
R: Sì, sì, me ne starò lì, altero e con lo sguardo perso all'infinito modello "Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?..."
L8: Ma soprattutto: "Chissenefrega?"
- Sipario, applausi -
Postilla: Prima o poi doveva succedere anche a me. L'amico di cui sopra e il suo ragazzo me ne hanno regalato uno. Il filato è sintetico ma morbidissimo e è un'anticipazione che sarà solo tra poco in commercio, pare usato anche dal Re per la sua prossima collezione di intimo. Sul triangolino dietro c'è perfino la scritta IMPETUS, quanto mai inadatta visto che poi si creano delle aspettative. Ammetto che l'ho provato, ma non ho avuto il coraggio di girarmi, allo specchio, per vedere l'effetto.
Che voi sappiate, è facile vendere su eBay un tanga? 
Non quelli di Maria, ma i miei di amici.
Che sono la famiglia che uno si sceglie.
E che io ho scelto bene.
Ricevuta un'ora fa:
Ciaoooooo!
Stamattina, prima di uscire, ho scaricato e letto rapidamente la posta. Ho anche visto che sabato sera non ci sarai. Uhmmm... scommetto - detto tra di noi ;-) - che non ne avresti avuto neanche tanta voglia... Ti posso capire, e ti spiego perché. [cut]
E' un periodo (ormai molto lungo) in cui mi sento schiacciato e impotente nei confronti della mia vita; ho momenti, sempre più frequenti, in cui non riesco a fare niente e non voglio vedere/sentire nessuno; mi chiudo, tendo a rispondere male alle persone, litigo con chi mi è più vicino, sono polemico, scaccio via e fuggo dalla gente; spesso voglio stare solo, spesso mi sento solo. Poi contemporaneamente (schizofrenicamente?!!) ripenso alle persone che avevo vicino e che ora non sono più nella mia vita e sento il fallimento del mio rapportarmi con gli altri. Sono un elastico che cerca disperatamente il contatto con le persone e un momento dopo scappo e mi nascondo. Ho sempre più difficoltà a stare in mezzo a più di 2 o 3 persone alla volta (il gruppone con cui ci troveremo tra poco per me sarà una roba violenta: da un lato il piacere enorme di rivedere amici a cui voglio bene, dall'altro il terrore di stare in mezzo a tanta gente). Riesco a stare bene quando mi chiudo in casa, da solo, e il telefono non suona: ecco, in quel momento sto bene. Poi però passa il tempo e, per colpa mia - lo so, il telefono non suona più... e capisco che così non va per niente bene! Però se suona mi prende subito l'ansia... Ma si può!?!??!
Forse ti racconto queste cose perché tu le possa sapere... e magari in qualche modo mi possa comprendere un po' di più: tengo molto a te, anche se spesso mi rendo conto di non riuscire a dimostrarlo.
Ti voglio bene, S.
G.
La mia risposta, appena spedita:
Ciaoooooo!
E' un periodo (ormai molto lungo) in cui mi sento schiacciato e impotente nei confronti della mia vita; ho momenti, sempre più frequenti, in cui non riesco a fare niente e non voglio vedere/sentire nessuno; mi chiudo, tendo a rispondere male alle persone, litigo con chi mi è più vicino, sono polemico, scaccio via e fuggo dalla gente; spesso voglio stare solo, spesso mi sento solo. Poi contemporaneamente (schizofrenicamente?!!) ripenso alle persone che avevo vicino e che ora non sono più nella mia vita e sento il fallimento del mio rapportarmi con gli altri. Sono un elastico che cerca disperatamente il contatto con le persone e un momento dopo scappo e mi nascondo. Ho sempre più difficoltà a stare in mezzo a più di 2 o 3 persone alla volta (il gruppone con cui ci troveremo tra poco per me sarà una roba violenta: da un lato il piacere enorme di rivedere amici a cui voglio bene, dall'altro il terrore di stare in mezzo a tanta gente). Riesco a stare bene quando mi chiudo in casa, da solo, e il telefono non suona: ecco, in quel momento sto bene. Poi però passa il tempo e, per colpa mia - lo so, il telefono non suona più... e capisco che così non va per niente bene! Però se suona mi prende subito l'ansia... Ma si può!?!??!
Forse ti racconto queste cose perché tu le possa sapere... e magari in qualche modo mi possa comprendere un po' di più: tengo molto a te, anche se spesso mi rendo conto di non riuscire a dimostrarlo.
Ti voglio bene, G.
S.
(Postilla: Con questa, ho scritto "Ti voglio bene" due volte nel giro di un giorno, mentre di solito mi capita di farlo quando va bene in un mese. Non starò diventando troppo espansivo?)
(Commedia e tragedia - due brillanti atti unici)
Spogliatoio di palestra, musica unz unz unz a livello sopportabile, vapori balsamici che escono dal lato sinistro, passaggi di vari maschi diversamente abbigliati.
Personaggi: AttivaDiCulo e Replay, che stanno cambiandosi dopo l'allenamento e chiacchierano del più e del meno con tono maschio che li fa sembrare eterocalcistici al limite del cioèfigamacchinaorologio (tranne a un occhio esperto che sgamasse le infradito di Gucci del primo e il telo di spugna di Armani Casa del secondo).
ADC: Ieri sono andato a vedere "Una top model nel mio letto".
R: Uhmamma! Dev'essere un film dell'orrore...
- Sipario -
ADC: Domenica c'ero anche io al Borgo. Che posto di merda, come fate a andarci...
R: Non ti ho visto. Noi eravamo nella sala commerciale.
ADC: Ma che schifo. Io ero nella house ma Gianny mi ha detto che ti ha visto e che vi siete salutati. E che ti farebbe un pigiamino di saliva molto volentieri.
R: UHA AH AH AUHAAHHA... ma siete fuori! Comunque sarò egoista e mica è detto che ci starei, ma almeno un apprezzamento inaspettato mi toglierebbe una paturnia! Ma perché per una volta non me lo dicono o me lo fanno capire...?
ADC: E come faceva a fartelo capire?
R: Invece di ciaocomevabacinobacino magari ficcarmi la lingua in bocca poteva essere un'idea?
- Sipario -
Praparo i fazzolettini per "Denny" e le scarpe comode per pogare un po', che in questo tour nei club rispolvera le chitarre elettriche e quindi magari stavolta ce la facciamo.
Parto, 40 minuti di bici e sarò all'Alcatraz: stasera si va dal Maestro.
Che "E' tutta musica leggera ma la dobbiamo cantare
è tutta musica leggera ma la dobbiamo imparare..."
(I.F., da "Una notte il Italia")
E infatti.
Un pranzo di delizie e risate con Beppe e il suo ragazzo, fra telefilm inglesi very queer, video spagnoli very gaystonishing e eurofestival "dantan" con ritornelli in idiomi impronunciabili, ha salvato la prima metà della giornata (metà... insomma, è iniziata a mezzogiorno con lui che è venuto a svegliarmi con un mezzo abbraccio, seduto sul mio letto).
Un salto in palestra e la sera msn mi frega. Una domanda e risposta secca con l'argentino che prossimamente ospiterò per un breve periodo (o brevissimo forse, caro BellEsteban, o forse ancor meno che brevissimo...) mi mette di luna stortissima.
Così poi arrivano i ri-pensieri previsti sulla serata di ieri e mi vedo un po' da sopra...
"I was happy in the haze of a drunken hour..."
Una chiacchierata ben più che piacevole con un nuovo Marco (un giorno mi metterò a contare tutti quelli che sono saltati fuori in questi anni nei luoghi e nei modi più diversi, è un nome che mi mette sempre sull'attenti e mi predispone bene), un'altra da sghignazzate con Beppe ritornato intanto al paesello e poi intanto si affaccia anche lui.
Lui che è Marco (e dagli, un altro), che mi ha fatto conoscere gli Smiths quattro anni fa e da subito mi sono stupito di come fossero immediatamente diventati per me imprescindibili. Le chitarre di John Marr inconfondibili e implacabili, la voce così british, elegante e ribelle di Morrissey, i testi neutry eppure così gay, tra ironia e semplice poesia, letteratura leggera fatta di sofferenze che cercano riscatto mascherandosi di ribellione... Marco, dicevo, che entra su msn e mi piange il suo star male così radicale... Mezz'ora di telefono, niente di risolto, ma almeno sa che ci sono.
Ma ormai questa è la canzone della serata. E anche di un bel po' più di questi miei ultimi tempi...
"Heaven knows I'm miserable now"
(The Smiths)
I was happy in the haze of a drunken hour
But heaven knows I'm miserable now
I was looking for a job, and then I found a job
And heaven knows I'm miserable now
In my life
Why do I give valuable time
To people who don't care if I live or die?
Two lovers entwined pass me by
And heaven knows I'm miserable now
I was looking for a job, and then I found a job
And heaven knows I'm miserable now
In my life
Oh, why do I give valuable time
To people who don't care if I live or die?
What she asked of me at the end of the day
Caligula would have blushed
"Oh, you've been in the house too long" she said
And I naturally fled
In my life
Why do I smile
At people who I'd much rather kick in the eye?
I was happy in the haze of a drunken hour
But heaven knows I'm miserable now
"Oh, you've been in the house too long" she said
And I naturally fled
In my life
Oh, why do I give valuable time
To people who don't care if I live or die?