I loro segnali, le mie insegne, il profumo delle mani, i sogni tridimensionali. E il resto.
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Sta per scadere l'abbonamento in palestra, ecco che mi presentano l'offertona vantaggiosissima, che non potrò fare a meno di cogliere al volo: praticamente, un aumento del 20%. Già non ci starebbe comunque, che 1500 euro sono comunque un'enormità, ma nell'ultimo anno il servizio è sceso molto in qualità e allora se devo avere meno, vado dove anche "meno" pago. Un quarto d'ora di telefono con il direttore conferma la mia decisione: si cambia. Come si cambia?
Giro e mi informoin una manciatina di palestre, ala fine le due che si contendono
Replay come cliente sono due.
La prima fa un'offertona di 3 anni al prezzo di pochissimo più di uno, ambiente decisamente bellissimo, da rivista di design (così fu infatti all'apertura, sotto una diversa gestione). Certo pero' gli attrezzi sono proprio pochini, una saunetta claustrofobica e idem l'hammam. Però ("Però nella vita c'è sempre un però...") mentre faccio il classico giro mostra-palestra vedo una ventina di clienti... IMPRESSIONANTE: dai 20 ai 45, uno più carino dell'altro, con 2 o 3 casi da "Passatemi i sali". In effetti, poi, la zona fa che i frequentatori siano friendly (eufemismo) e non male...
La seconda palestra è più grande, più attrezzature, bella struttura nuova, offerta buona, ci va il collega-amico Nicola (quello di cui parlavo qui)... Non sarà un po' snob come quella in cui sarò ancora per un mese e mezzo (meglio) né con qualche semi_vip_semi-decadente ma pace. (Dissimulo, in realtà quello che mi mancherà di più sarà il fatto che certe sere sembrava di stare al Borgo-Lelephant-& C.
)
E invece no. Faccio il primo allenamento breve. Finora nella mia palestra (come raccontavo in questo post tanto tempo fa) si aveva il piacere di allenarsi con delle belle (o ex-belle) signore. Ora invece qui ai pesi a fianco c'è uno che mi pare di avere già visto... Sarebbe il mio tipo dal collo alle natiche se non fosse orridamente liscio come uno stagno senza vento... (ma santo cielo, un po' di pelo almeno, che ci piace così tanto) ma poi capisco dove l'ho già visto e allora mi sa che non ho proprio sbagliato scelta.
Allenarsi con un superstite di reality è 'na soddisfazione, signora mia!

Un risveglio normale, con "Monolocale 7.30 a.m." di Giovanni Allevi che mi fa da prima colonna sonora.
Certo con piacere, forse con un po' di dubbio e di paura, mi accorgo che posso fare a meno di tutti ma con due eccezioni: uno che all'inizio credevo che fosse lui a avere bisogno di me e qualcuno che non so com'è né dov'è. E nemmeno se c'è.

Ieri è uscito il nuovo cd di Tiziano Ferro. Era alle Messaggerie per presentarlo e per un pelo io, Max e Francesco (povero etero!) siamo riusciti ad accodarci e voilà l'autografino. Che non c'è niente da fare, io per queste cose sono un piccolo feticista. Mi sono anche presentato con il gessato bianco che avevo a nozze due settimane fa così se voleva sposarmi ero già pronto, ma era di frettissima che altrimenti perdeva l'aereo... le solite scuse, insomma. Va beh, alla prossima.
Lasciato Max alle sue foto e Francesco a Sting in piazza Duomo, mentre scendo in metro vedo il manifestone che dice "Cornetto Free Music Festival - 23 giugno 2006".
Il 23 giugno dell'anno scorso avevo conosciuto Piero. Troppo bello, occhi troppo chiari e troppo furbetti, io troppo preso da un'altra sorpresa che certo mi era, mi è più simile. Eppure ci eravamo attorcigliati per tre giorni, con l'ultimo abbraccio il 26 al Borgo. Poi è tornato 1000 km più giù e per un anno mi ha quasi sempre dimostrato, eccezione davvero, di non volere sparire. Anzi. Forse.
In metro apro il cd della Titti e solo allora noto il titolo: "Nessuno è solo".
Stasera infatti è tornato Piero. E son cazzi. Dolciastri.
AGGIORNAMENTO - 26.6.2006 1.06
(Riscriviamo l'ultima frase, alla fine della tre giorni di Piero a Milano...)
Stasera infatti è tornato Piero. E son cazzi. Amarognoli.
AGGIORNAMENTO In autostrada ero eccitato come un bambino che tra un'ora aprà i pacchetti di Santa Lucia. Non è sicuro del contenuto, ma qualche indizio ce l'ha. "In such stubborn times ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~ (Lascio qui il testo -già bellissimo in sé- di una delle sue canzoni che amo di più, insieme a quella che trovate qui. Cercatele e scaricatele. E se alla fine non siete diventati tristissimi e felici di averla scoperta è solo perché non la meritate nemmeno. Tiè. Poison Words Love was all we had, we were young and sure I should leave you but I can't seem to The poison words, the ugliness The poison words, the ugliness
E Mary Black non mi ha deluso, anzi. Ha iniziato subito a sorpresa con "No frontiers" e le mie difese sono andate subito a farsi benedire. Poi il resto è stato impeccabile: di tutti i concerti a cui ho assistito finora (e intendo proprio tutti) questo probabilmente è stato quello vocalmente più ineccepibile, perfetto e semplice, pur senza cedere nell'intensità dell'emozione di un'interpretazione semplice e consolidata.
E alla fine lei è sorpresa della gente che conosce le sue canzoni anche in questo paesino della bergamasca, della piccola folla che la attende per gli autografi, di chi come me ha tutte le sue copertine. E quando le dico di "Poison words" e dei 5 versi di "The Moon And St. Christopher" in cui mi rifugio per giustificare le mie fughe, mi dice: "Ah, allora sei tu che me l'ha chiesta nei bis finali. Era tardi... se vieni sabato a Bobbio la canterò per te."
Non ci sarò sabato, salvo miracoli e ubiquità. Ma non è grave.
Ancora sorridendo (e vaffanculo se mi viene la faccia storta) torno all'auto camminando sul lungolago. Non è un mare ma c'è buio, si vedono solo poche luci là di fronte e mi posso illudere che anche quest'acqua abbia "un solo lungo lato blu". Mi fermo un po' su una panchina, anche se è mezzanotte passata. La stanchezza mi fa chiudere gli occhi, senza dormire veramente... Li riapro sentendo le risate di tre ragazze slave che passano e non badano a me, figuriamoci io a loro. Non so se sono sveglio, ma sono un po' assente. E soprattutto sto un po' bene.
I have run from the arms of lovers
I have run from the eyes of friends
I have run from the hands of kindness
I have run just because I can." 
Giovedì scorso ero nel cortile di un palazzo del '700, con sopra le luci frequenti degli aerei che atterravano lì vicino e intorno la voce di Karen Matheson. Chi era con me sa che miracoli di cieli aperti e di vecchie terre la bellissima signora ci ha regalato. (E con la sorpresa del suo ultimo album "Downriver", inaspettatamente penso il suo migliore come solista.)
Nel giro di una settimana rieccomi stasera a farmi un viaggetto fino a Sarnico con ritorno immediato, che domani si lavora (più o meno). Finalmente e per la prima volta sentirò dal vivo una delle altre 4 o 5 voci femminili straniere che preferisco. Se Karen Matheson è la tradizione che si evolve verso un pop nobile, la signora bellissima (sì, lo è anche lei) che canterà stasera è l'anima di pop che più classico non c'è e che ha la tradizione irlandese come base inconfondibile ma quasi mai evidente. (Fra l'altro, si deve a lei la spinta iniziale alla meritata e mondiale notorietà di quel manzo bravissimo che è David Gray.)
Mary Black è una specie di Mannoia d'Irlanda sia per l'autorevolezza maturata e tuttora insuperata che per il repertorio solido e vastissimo. Una che dopo 10 minuti pensi "Tutto qui? Ma canta così anche mia sorella!" e dopo altri dieci hai i lucciconi perché la sua dolcezza ti ha conquistato senza nemmeno farti accorgere dell'assedio. Ok, preparo i fazzolettini, la quindicina di copertine da fare autografare (lei mi odierà, ma io la amerò) e parto.
)
(Paul Doran )
I remember when we were sweethearts
I was safe with you, you were my protector
Those days are over, now I need someone
Someone to keep me safe from you
Who'd expect their love would turn to war
I don't know who to pity more
How much pain can love endure?
You say I'm sorry dear and I believe you
Though the next time may be the worst yet
How easily I forgive, how quickly you forget
When low on hope and deep into debt
The promises that bring regret
For loving you is this all I get?
the cold remains of married bliss
to all our dreams a fatal kiss
Oh what kind of love is this?
...(e sottolineo se) io riuscissi a prendere un Eurostar a metà pomeriggio verso Roma?
Come forse sapete, il prossimo weekend a Roma ci sarà il Pride, versione successiva di quello nazionale di Torino di pochi giorni fa, e sto pensando di fare una calata lì con un amico.
In tal caso il mio programma (quello del pride invece lo trovate qui) sarebbe già quasi definito: arriverei nel tardo pomeriggio di venerdì 23 e subito serata alla Festa Bianca (Chalet Club, piazzale dello stadio Olimpico). Poi il sabato 24 pomeriggio sfilata (il corteo inizierà alle 16:00 da Piazza della Repubblica) e la sera giusto il tempo di ricomporsi e altro giro, altre danze (al LOA acroba- ex Cinodromo, Via della Vasca Navale, 6). La domenica all'ora di pranzo me ne tornerei subito a Milano.
Sto facendo un po' di questue e di salti mortali con alcuni amici capitolini per trovarmi un giaciglio, ma intanto chiedo qui: c'è qualcuno di voi che di solito passa su questo blog che ha intenzione di partecipare a uno degli eventi? Su, soprattutto chi ha già partecipato a Pride precedenti non sia timido e osi anche un balletto alle feste...
Fatemi sapere, con un commento qui o anche meglio alla mia mail replay0@virgilio.it (occhio che dopo "replay" è uno zero).
"Questa e' la storia di un cuore senza pregiudizi e di come ha cambiato per sempre la nostra valle."
(dal film "Babe")
(Coming soon. Scappo in palestra ancora sovraccarico di emozioni, forza, commozione, applausi, sudore, delusioni, risate, regali, abbracci, gelati... e poi dato che ho fatto 30, stasera il superdottore mi invita a fare 31 al Borgo e allora per la seconda volta in 3 mesi ci vado. Appena posso scarico le foto e relaziono, più o meno.)
Almeno questa ieri l'ho azzeccata.
Perché come dicevo poco sotto oggi non ho rimpianti per non esserci andato, e sarebbero stati certi e troppi e sacrosanti. E perché come previsto mi fa un gran bene.
Perché ieri sul treno mentre sonnecchio vengo svegliato da una dozzina di ragazzi sui 18-20 anni che sinceramente a prima impressione mi fanno storcere la bocca. Hanno dei pantaloni (eufemismo) a vita tanto bassa che il sedere non bisogna immaginarlo, anche perché almeno una metà di loro ha almeno una quindicina di chili di troppo in stile "Supersize me". E' un trionfo di piercing, spille, fiocchetti, scanottiere sovrapposte, orli sfilacciati e piuttosto luridi, acconciature tra l'improbabile e la ricerca dell'originale anche a costo di essere quasi ripugnante alla vista. Anche maleducati e caciaroni sono, e aggiungiamo pure che a qualcuno una bella vasca nel bagno di casa loro anziché in corso Roma a Torino farebbe bene. Lo ammetto, per dieci secondi ho pensato: dipendesse da me, vi rinchiudo finché non vi converto. Noto intanto che hanno tutti uno stesso adesivo sulle magliette: "Torino 2006 - Giovani Comunisti Italiani per i PACS" o qualcosa del genere. E dicono di quello che stanno andando a fare: tutti al pride, un po' per entusiasmo autotrascinante con voglia di casino ma comunque per chiedere diritti anche per me. Sono un imbecille, lo sapevo. Mi serva di ennesima lezione. Sono bellissimi, in realtà. E io mi sento un mezzo verme, però mi sembra un buon prologo.
Perché mentre io, il Capo e il Riccetto camminiamo veloci e piuttosto elettrizzati verso l'assembramento (uh, come mi piace questa parola!
), incrociamo un gruppo di bersaglieri in bicicletta e di corsa. Eh sì, a Torino oggi ci sono anche un raduno di vespisti e uno di bersaglieri. E ridendo pensiamo al dramma interiore dei bersaglieri gay con la Vespa...
Perché mi commuove essere a un metro dalla Rossa e dal Capo che si riabbracciano dopo 3 anni di un silenzio ostinato che faceva certo male a noi amici quasi quanto a loro, che se a lei devo il mio primo coming out dopo la chiacchierata con Samuele di 6 anni fa, a lui e al Riccetto devo la gioia di essere per me croce e delizia. Croce perché vedere loro, che sono una coppia da circa 10 anni, mi fa vedere quello che non ho; delizia perché, oltre a essere amici insostituibili ognuno in sè, mi fanno vedere comunque che un cammino lungo a due è possibile, eccome.
Perché vedo chi non credevo di incontrare e non vedo invece chi mi aspettavo di vedere e comunque le sorprese mi piacciono. Soprattutto quando mi fanno fare un po' di ragionamentini e mi permettono di cancellare quasi con piacere un paio di nomi di coglioni che occupavano la rubrica del cellulare. Intanto vedo chiaramente che ahimé il vero coglione (ma quello innocuo) sono io, che mi capita di cascarci ancora, anche di fresco, di continuare a (af)fidarmi senza ricordare che le persone danno alle stesse parole e agli stessi gesti significati completamente diversi. E io a espormi senza scudi, a dirlo che cosa vuole dire per me, a sentirmi rispondere che certo, ma ci mancherebbe, ma che sensibilità, ma finalmente. E invece 'sta cippa. Vincono loro, e io avanti a star male nel mio goffo specchiarmi come il brutto anatroccolo. E comunque peggio per i vincenti, che sono quelli che dopo il primo guadagno ci perdono di più (non ne sono convinto ma a forza di sentirmelo dire e di ripetermelo finirò col crederci, spero).
Perché vedere la Cesira, le Big Babol e altri milanesi che conosco che mi salutano da un carro con gli urletti d'ordinanza e sventagliando i boa di fronte agli amici di Torino mi fa sentire un VIP (Very Important Proud).
Perché se davvero siamo in 50.000 (fonte ANSA, ma penso senza calcolare la marea di gente ai lati, ancora più numerosa che a Milano l'anno scorso visto che le vie e i portici di Torino permettono più mobilità e affluenza), beh allora i tanto vituperati (non da me) drag & sopralerighe simili non sono che lo 0,1-0,2% e ci stanno comunque bene.
Perché quindi sono ancora più convinto che coloro che credono solo alla stampa senza averlo mai visto da dentro o anche solo dal fianco non sanno proprio per niente cosa è un Pride. E questo dovrebbero sempre ricordarselo, non solo quando ne parlano ma sempre quando ne giudicano scopi, modalità e riuscita. (E per questo rimando eventualmente alla discussione interessante che c'è qui.)
Perché se mi gira mi butto a Roma il prossimo weekend anche senza troppi accordi con amici e altri eventuali "viaggiatori viaggianti" con cui sfilare. Tanto carucci, poi, questi solidi giovinotti che stanno molto sotto il Po... 
Piccolo gran finale: perché partendo oggi dalla stazione di Porta Susa si scattano le ultime foto e siccome voglio che si veda il tabellone che indica che me ne torno sotto la madunina, dico molto chiaramente all'amico che sta per scattare "InquadraMilano!" Due secondi di silenzio intorno... poi risate.
Altro piccolo gran finale: perché ci eravamo già visti una volta due anni fa e ogni qualche mese una telefonata o un messaggio capitano e non costano, anzi. Ma LuiLuiLui è stato il primo e l'unico ragazzo con cui ho costruito una vera relazione (ok, si può dire: il mio unico vero ex-fidanzato) e per la prima volta dopo più di 4 anni ieri sera, per le stesse strade che ci avevano visto insieme, ci siamo chiacchierati, (sor)risi, camminati, abbracciati. E fotografati.
Come scrivevo un anno fa, c'è chi fa il gay e chi lo è.
Io lo sono e in certe occasioni mi piace farlo, anche, ah sì: per reazione orgoglioso, per azione coglione, per scelta al Pride, per nascita Simone.
Avevo raccontato qui e qui che l'anno scorso avevo sfilato a Milano con alcuni amici e mi aveva fatto solo un gran bene.
Come accennavo un paio di post sotto, quindi, fino a un paio di mesi fa davo per scontato che avrei fatto il bis. Sono un po' appeso e storto dopo alcuni imprevisti delle ultime settimane e tendo quindi all'orsitudine incazzata soprattutto verso qualsiasi minimo assembramento gayo da locali o altro.
Ma ci saranno due miei cari amici di Torino che sono insieme da 8-9 anni (croce e delizia per chi sta qui a contare le occasioni perdute) e che, come mi hanno scritto, rompono gli indugi e hanno deciso di sfilare nella loro città. Poi magari ci sarà il mio primo e unico e vero ex, pure lui torinese, e fare un po' di passi insieme a lui per il Pride in quella città che ci aveva visto l'ultima volta insieme per le sue strade poco più di quattro anni fa è una cosa di cui mi piace l'idea. Parto quindi dalle persone che conosco e aggiungo soprattutto il fatto che se non andassi, certo domenica sarei qui a vedere al tg le immagini e incazzarmi di rimpianti per non esserci potuto/voluto andare.
Insomma, il succo è: io ci sarò.
(E se c'è qualcuno di voi che domani sarà a Torino per il Pride 2006, magari mi lasci un commento o mi mandi un messaggio in privato.)
(Coming soon)
Appena tornato avevo scritto il consueto annuncio qui sopra, ma non ce l'ho fatta a scrivere il post presto quanto volevo e quanto è opportuno. Probabilente sarebbe stato/sarà uno dei post più lunghi mai scritto da me e mi spiacerebbe che venisse accodato sotto gli ultimi già pubblicati e quindi che finisse nascosto.
Allora lascio questo accenno sul blog senza cancellarlo sia perché sono stati lasciati due commenti sia soprattutto per fissare qui oggi due incontri avvenuti oggi in modo più e meno inatteso, grazie a un sorprendente rigurgito di coraggio e a un rischio calcolato bene che deve essere sempre più una delle mie strade da raccontare e seguire.
Più avanti quindi ci tornerò sopra e appunto racconterò.
Sull'iPod si possono dare dei punteggi alle canzoni, un po' per gioco un po' perché così il meraviglioso & indispensabile apparecchietto ci può anche preparare delle playlist in base ai brani che preferiamo. Sul mio ho poco più di 7000 canzoni e le 5 stelle le hanno undici di esse. Una è "Mi le m'uilinn", nella versione da "The dreaming sea".
Un po' di tempo fa, nella mailing list del sito di Fossati ci si chiedeva quali fossero le canzoni (non come scrittura, ma proprio come "brano + interpretazione") che uno avrebbe voluto portare con sè per sempre, quelle di cui non avrebbe potuto proprio fare a meno. Si poteva scegliere tra 3 straniere e 3 italiane. Fra le mie, una era "Mi le m'uilinn".
L'avevo già sentita due volte un paio di anni fa con i Capercaillie, il gruppo di cui è la voce solista (sono quelli di "Breisleach - Delirium", la canzone che accompagnava una decina d'anni fa lo spot del Glen Grant). In una delle due occasioni un nubifragio improvviso aveva fatto spostare all'ultimo minuto il concerto nel salone di un piccolo oratorio. Così mi ero ritrovato a gambe incrociate a terra a ascoltarli. Ero un po' stranito: i Capercaillie hanno venduto parecchi milioni di dischi nel mondo, c'era gente che arrivava dall'Emilia, dal Friuli e dal Piemonte e lei era lì che cantava a tre metri da me, senza alcuna amplificazione, seduta su una seggiolina di compensato di quelle delle scuole e con una grazia e una voce che vengono da tutta un'altra parte che non è qua. Per non parlare di quanto è bella.
Domani sera sarà a pochi km da Milano. (Dettagli qui o qui.)
Mi sa che non riesco a non andarci e sarà uno di quei concerti in cui non mi dispiacerà del tutto essere da solo.
Comunque se siete in zona e non avete niente da fare non perdetevi Karen Matheson e gli altri cieli che si sentono nella sua voce.
Mi le m'uilinn
(Murdo McFarlane)
Mi le m'uilinn air mo ghluin
'Smuladach mi deanamh dain
Shil mo shuil nuair chaidh siuil
Ri croinn-ura chaol ard
Righ, 'smo run-sa nam bard
Dearcam fhathast air mo ghaol
Coiseachd air slat-chaol fo sheol
Seid seimh, socair, o Ghaoth Tuath
Gus an cuir i Cluaidh as fair
Gheall a Pillidh mis, a ghraidh
Buidhe nuair ni fas an t-earn
Aiseig fallain o Ghaoth Tuath
Dhachaidh dhanh mo luaidh slan
Con il gomito poggiato sul ginocchio,
triste, scrivo una canzone.
I miei occhi hanno pianto da quando si sono issate le vele
sui giovani alberi alti e fragili,
oh Dio, con il mio unico amore a riva.
Posso ancora scorgere il mio amore
che cammina sul sartiame aggrovigliato.
Soffia, soffia, vento del nord
finché gli alberi non siano più visibili da Clyde.
Lui mi ha promesso "Tornerò, amore mio
quando il grano biondeggerà nei campi."
Riportamelo, vento del nord.
Riportamelo, il mio amore, sano e salvo
(Ringrazio la Tati per la traduzione.)
Ore 20 scarse, sono in centro dopo un paio di commissioni.
La bicicletta è in riparazione, visto che con una mossa geniale ieri sera ho ucciso la ruota posteriore. Dopo averla gonfiata, nel togliere il nottolino della pompa che resisteva ho tranciato di netto anche la valvola della camera d'aria. Oh, quando uno è maschio e rude non ci sono storie, son cose che capitano...
Torno in metro, quindi, mentre penso se andare o no sabato al pride a Torino. Fino a un paio di mesi fa lo davo per scontato, ora dopo le faccende delle ultime 2-3 settimane mi chiedo se partecipare o fare "la seconda da sinistra".
"In un momento come questo
E' meglio non avvicinarsi alla finestra
Per evitare qualche fischio
E' ben più saggio rimanere nell'orchestra..."
(Mina, da "La seconda da sinistra" di Daniele Silvestri)
Poco prima di arrivare alla fermata di Cairoli, mi viene in mente che lì a due passi c'è l'ultima serata del Festival del Cinema GayLesbico. Né Enrico né Ivan hanno potuto venire stasera e così tra una cosa e l'altra quest'anno ho saltato tutte le serate. Peccato, l'anno scorso ne avevo saltata solo una e mi ero molto più divertito che annoiato, senza contare che a una delle feste del dopo cinema in occasione del pride avevo conosciuto lui.
Cioè, scusa, ma cosa mi impedisce di andarci stasera?
Che non sono mai stato allo Strehler.
Appunto.
Che ci vado da solo.
Embè? Mica serve l'accompagnatore.
Che ho le borse di un paio di acquisti di poco fa in mano.
Sai che problema, magari fa pure un po' Pretty Julia Roberts girare coi pacchetti del centro.
Che ho fatto l'ultima barba ieri mattina e sono vestito come in ufficio ma scravattato, quasi a caso.
Potrebbe anche essere vero, comunque quei mocassini in lucertola grigia, pur senza dare nell'occhio, non sono la cosa più random del guardaroba. E poi, scusa, almeno eviti qualche fischio e rimani nell'orchestra come dice la signora Mina...
Ok. Si va.
Scendo al volo, devi-azione allo Strehler. "Tant a ca' goo mia i pütéi che crida." (traduzione dal dialetto natìo: "Tanto a casa non ho i bambini che piangono.") Al massimo ho il sottoscritto che lo fa!

Senza farla lunga, "Männer wie wir" (o "Guys & balls", ma il film meriterebbe dei titoli migliori) è una commediola divertente, con qualche stereotipo di troppo ma pure qualche buona trovata. Niente di imprescindibile, ma non ho buttato due ore (anche perché finalmente e con piacere ho rivisto un amico-a sort of ex che è tornato a farsi vivo dopo uno scazzo che ancora ritengo immotivato e durato 6 mesi).
Mentre torno in Cairoli a prendere il metro mi viene in mente a ripetizione un'unica sola scena, quella in cui Ecki e Sven rimangono bloccati in ascensore e finalmente, dopo un bel po' di slumamenti reciproci, si baciano.
"Ciò che di eroico e di geniale c'è
Nel credere soltanto a questo mondo
E' la speranza un giorno di essere smentiti
Dall'esplodere di un bacio..."
(da "La seconda da sinistra")
Non posso fare a meno di notare che le smentite con esplosione a sorpresa che ho avuto si contano sulle dita di una mano, che l'ultima risale a poco più di un anno fa, che il cielo solo sa che ne baratterei ancora una, quella giusta, con tutte tutte le altre, anche quelle a salve...
Uff... ma non ci si dovrebbe commuovere solo con "Via col vento"?
Al matrimonio di un collega di quelli in gamba oso un abito panna gessato grigio con camicia rosa, cravatta che riassume il tutto e accessori quasi candidi. Lo sposo mi sorride. "Lo sapevo che avresti messo qualcosa che mi avrebbe rubato la scena... ma a te lo lascio fare, e volentieri." Così mi dice, aggiustandosi la spilla di Svarowski sul nodo della cravatta.
Va beh...
Non riesco a cambiarmi nemmeno poi strada facendo, diretto da un'altra parte a un centinaio di km, che i miei credono si tratti di Milano e invece è in direzione opposta. All'arrivo appaio ancora così, quasi sposa io e senza il minimo imbarazzo. Sfacciatamente chiedo di approfittare di una casa lì vicino; almeno riesco a infilare un paio di jeans e delle scarpe da ginnastica, mi scravatto e via.
Arrivano le due, passano pure un po'.
Che faccio ora? Lauro mi aveva già dato buca nel pomeriggio: se ospita me dove butta sua mamma? Cate è sempre a disposizione, ma a quest'ora ovviamente ha il cellulare spento. Potrei fermarmi in un albergo, non sarebbe la prima volta. Ma "viste finalmente le cose che devono vedersi / e considerate quelle che devono essere considerate" (A.L.B. & I.F.) direi che non è proprio il caso. Allora anche se crollo, visto che è da una settimana che quando va bene dormo 5 ore a notte, mi infilo in autostrada.
Mentre guido il buio della strada davanti a me contrasta col bianco della giacca, buttata sul sedile a fianco e ricoperta da alcuni cd sui quali si riflette a lampi la luce dei lampioni che ogni tanto mi scorrono davanti e poi sopra.
Meglio che mi fermi ora, qui nel parcheggio di un autogrill che sembra frequentato e sicuro a tentare di dormire un minimo, altrimenti vado a sbattere e si sa che il sangue fatica a venir via dagli indumenti chiari. Spengo il cd, reclino un po' il sedile e mentre mi addormento mi vedo sovrapposto allo sfondo e riflesso nella parte alta del finestrino. La camicia è così stropicciata da far credere che abbia fatto chissà che cosa...
I pensieri non sono chiari nè il loro ricordo lo è, ma so che ripenso con un mezzo sorriso al paio di prove che due giorni fa avevo fatto per vedere cosa mettere oggi, considerando anche l'eventuale cambio per il resto della serata. Nel vetro vedo anche questo sorriso indeciso.
Mi sono accorto un paio di settimane fa che quando sorrido, come quando mangio, la bocca si piega in modo asimmetrico e contratto, proprio come ricordo certe smorfie di mio padre che tanto facevano incazzare mia mamma. Ecco, è un'altra cosa di quelle che vorrei cambiare di me. Mi viene in mente una frase che avevo letto (qui) e allora con l'altro mezzo sorriso indulgo e mi perdono questa mia mania del dettaglio meditato e coordinato, così mia e soprattutto così evidentemente inutile: "Che vuole, non potendo cambiare me stessa cambio il vestito." (Rita Levi Montalcini)
Ecco, appunto.
Arrivo a casa alle cinque e mezza. La cervicale è incazzata nera, urla mentre porto di sopra la valigia, il piccolo trolley e il paio di borse di provviste. Salgo un po' col fiatone e un po' chiudendo gli occhi. Tanto i tre piani della mia scala li conosco ormai bene. La mia scala...
"La scala dei santi". Lo ascoltavo appena ripartito poche ore fa, quel capolavoro orgoglioso e malinconico, e mentre mi addormentavo nel parcheggio notavo che alcuni di quei versi potevano essere perfetti per un messaggio da inviare. Ma poi dopo quel primo risveglio notturno mi erano usciti di mente così non l'ho scritto. Potrei farlo ora, sa il cielo quanto mi piacerebbe... Ma stavolta sono presente a me stesso e scelgo di non scriverli, di non inviare nessun sms e di passare direttamente ad addormentarmi davvero, in un letto. Qui dove "nessuna spada straniera sale per la scala dei santi".
Dal quel 28 ottobre 2000 alcune delle coincidenze che mi sono capitate sono state davvero sconcertanti.
Ma nessuna mi ha mai steso e ammutolito come questa che mi fa andare a letto solo ora, con una musica che ho creduto per me nuova e che mi ha commosso.
Che poi al contrario scopro che nuova per me non è, che gliene avevo parlato a inizio serata e proprio poche ore fa l'avevo pure comprata per regalargliela.
E invece già l'aveva, appunto, e anzi stasera senza saperlo l'ha regalata prima lui, uguale e diversa ma soprattutto fatta sua, a me.
A me davvero non interessa che certi artisti che mi hanno costruito e raccontato mi conoscano o riconoscano, ma che sappiano che c'è qualcuno a cui hanno dato certe cose fondamentali ci tengo, ah sì. Soprattutto se quel qualcuno sono io.
Samuele Bersani ha liberato le mie fondamenta il 28 ottobre 2000 con una canzone che ho ascoltato da solo, seduto al buio nella galleria dell'Ariston di Sanremo e poi la sera, chiacchierando con lui un minimo durante la pausa a una cena. L'ha fatto con una frase giusta al momento giusto, mi ha (ri)costruito e lui da allora lo sa.
Così regolarmente ogni volta che ci si incrocia dopo i concerti o alle presentazioni, come è successo poche ore fa, viene rappresentato il simpatico siparietto che segue...
Milano, Feltrinelli di Piazza Piemonte, fuori diluvia e dentro si soffoca.
Personaggi:
Samuele Bersani. E abbiamo detto tutto.
Replay. Idem.
Samuele (firmando il cd a una mamma con bambino e vedendomi come autografando successivo): Ah, ciao... ma tui sei quello di Replay... come stai? Scusa, lo sai che mi ricordo il resto ma mai il tuo nome...
Replay: Sì, ma non importa... e infatti non te lo dico neanche più!
- Tutto sommato potrebbe finire qui, ma aggiungiamo pure il secondo atto.-
Seguono brevissimi scambi su amenità quali una vecchia VHS di "Chicco e spillo" in versione karaoke che fa curriculum e un'altra in cui Fiorella Mannoia stona commuovendosi mentre canta "Le notti di maggio", su una felpa che io e lui abbiamo uguale...
Replay (pensata, mentre ritira la VHS di cui sopra autografata e porge la copertina de "L'aldiqua"): Speriamo che non mi chieda se mi è piaciuto il cd come ha fatto con quello prima... Non gliene fregherà niente comunque, ma io anche con tutta la buona volontà un "sì" non riuscirei proprio a dirglielo.
Samuele: Ah, il cd nuovo. Ti autografo anche questo...
Replay: Sì, grazie. Samuele... boh, io te lo chiedo lo stesso: dimmi che nel prossimo disco basta con le chitarre e torni a scrivere le musiche al piano. A molti di noi mancano quelle canzoni in cui parli dell'aldilà che c'è dentro di noi, da ormai due album ci mancano quelle aperture implacabili delle frasi del tuo piano...
Samuele: Sì, ormai è deciso che per il prossimo torno al piano, chissà magari più ancora che negli album di prima.
- Sipario -
(... e intanto Replay, "dimenticato e muto", fa una standing ovation da solo pur essendo già in piedi.)
"Volver" è una festa per gli occhi, che perfino la Cruz sembra bella, e è una festa per le orecchie (ma come si sa basta che uno mi dica tre paroline giuste in spagnolo e mi vien voglia di spogliarmi). E' un massaggio per il cuore, anche, che di sentimenti ce ne sono a cascata, cascata fresca anche quando è sovrabbondante.
E infatti in queste immagini e in questa storia ci sono gli equilibri che mi fanno star bene e che non mi fanno venire la solita voglia che il tutto sia già finito per potere commentare; ci sono la nascita e la morte, il surreale che è invece credibilissimo e l'evidenza che invece è diversa da come tutti la danno per scontata, c'è tanto rosso e anche se è un colore che non mi sta bene addosso mi piace vederlo sugli altri, a volte. E su "Volver" sta benissimo.
Quindi grazie a lui che mi aveva dato l'idea (quasi un consiglio) di andarlo a vedere in spagnolo (sottotitolato, ovviamente).
E a lui che, dopo circa 11 mesi dalla mia ultima volta al cinema, è riuscito con un semplice sms a riportarmi al buio sotto un grande schermo. Sono anche riuscito a non essere logorroico (forse... dimmi, ce l'ho fatta?
) nè a sentirmi Dalida in "Il venait d'avoir dix-huit ans" vista la differenza di età. Però quando vedo questi giovinetti così in gamba, con le proprie storie alle spalle, una consapevolezza che i tempi e forse anche la città offrono loro ora, mentre io a 25 anni ero ancora imprigionato in 15 chili in più e in quintali di gabbie invisibili di cui non mi rendevo conto... ecco quando li vedo penso. E se penso poi di solito si fa grama.
Volver... tornare... Fiorella in una canzonaccia canta che "Il tempo non torna più" e questo penso mentre invidio l'età giusta di Enrico e penso che ci vorrebbe un antirughe per l'anagrafe. O almeno che quest'età la vorrei ora, visto che i tempi piano piano sono sempre più pronti per quelli come me. Eh sì, la mia sfiga non è quella di avere 36 anni ma è quella di averli ora.
Tornando a casa mi fermo sui navigli, per uno dei miei soliti giri un po' pensierosi e un po' in totale assenza di stimoli... solo camminare e vedere... E così vedo nel McDonald's di piazza XXIV maggio ragazzi che potrebbero essere figli miei, con mezze chiappe fuori (ah, figliolo, io non ti manderei in giro così!) e una sfrontatezza che non ricordo nemmeno se io ho avuto.
Sull'iPod ascolto il cd di Alessio Caraturo che ho comprato da pochi giorni. Sì, è quello di Goldrake ma il disco merita tutto, mi fa compagnia perfino più dell'ultimo deludente Bersani. E comunque, in questa serata che finisce alla una passata guardando la darsena, è proprio Goldrake che scelgo.
"Vai contro i mostri lanciati da Vega
vai, che il tuo cuore nessuno lo piega
e... io sto tranquillo se ci sei tu
mille armi tu hai, non arrenderti mai
perché il bene tu sei, sei con noi
va'... distruggi il male e va'
va'... distruggi il male e va'
invincibile sei perché Actarus c'è
che combatte con te, dentro te..."
Cammino e poi guido un po' assonnato, nello specchietto retrovisore vedo le luci della darsena che si allontanano... La mia vecchia Space Runner ha anche il nome giusto, così un po' mi sembrano le luci delle galassie e il rettangolo in cui vedo racchiusi i miei occhi mi fa illudere di essere Actarus.