I loro segnali, le mie insegne, il profumo delle mani, i sogni tridimensionali. E il resto.
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Appena seduto in metro ricomincio a leggere. Come al solito, Farinetti è una garanzia di tensione e profondità dei contenuti sotto una leggerezza irresistibile di toni. E come al solito, nei suoi gialli ci sono sempre innamoramenti e coppie gaylesbiche, assolutamente uguali alle altre (senza forzature ma sornionamente trattate con mezzo occhio di riguardo in più, a dire la verità). Così tra ieri e oggi mi sono ritrovato a ricordare / vedere / sperare me e qualche volta anche lui qua e là tra le pagine, le onde, i personaggi, gli scogli, i dialoghi di questo libro. E è un bel vedersi, ah sì.
"Perché un luogo ti si dilata dentro così? Perché fra tanti mari, fra tante isole più ospitali, immensamente meno drammatiche di questa [SStromboli, NdR], questa mi lascia senza fiato e senza parole? E perché le cerco le parole? Cosa ho da definire, e a chi ho da raccontare quello che sto provando?"
E, seguendo ciò che sta imparando dell'isola, si volta con un colpo di reni verso il vulcano abbandonandosi, sovrastato, all'enigma. Di certo c'è solo che non ci sono risposte. O che verranno, se verranno, da sé.
(pag. 56)
La famiglia estiva così si ricompone. Vista dal mare [...] potrebbe avere la grazia di una guache del settecento Napoletano, sul genere paesaggio con figure.
Muovendo in avanti e restringendo un po' il campo, l'arcadico quadro si anima di gesti, si color di voci e di suoni.
Un giovane fauno evoca agile un liuto.
(pag. 72)
Vede sotto di sé il solito luna-park estivo mentre la luce scende repentina e il profilo esausto di Napoli s'impasta contro un cielo petrolio.
(pag. 87)
"I miei sono divorziati, mia sorella si è appena separata da suo marito. Eppure i miei nonni si sono amati tutta la vita. Non è solo un problema di invecchiare insieme e divertirsi a stare l'uno con l'altra ogni giorno. Ho visto anche la tenerezza che l'invecchiamento del corpo provoca. L'ultima estate prima che mio nonno morisse se ne stavano per ore in giardino, spesso tenendosi per mano. Lei gli leggeva i giornali, chiacchieravano, ridevano, ascoltavano musica. Quando lui se n'è andato la nonna ha scelto il vestito, una camicia che gli piaceva, una cravatta che avevano comprato insieme in un viaggio. Si è occupata di tutto come aveva fatto per tanti anni. Sorrideva in mezzo ai parenti sbigottiti. Incoraggiava noi nipoti. Mi disse: spero che anche tu avrai la fortuna di trovare un compagno, un vero compagno. Tutto qui."
(pag. 97)
"Sono incantevoli, no? E noi due cominciamo ad avere l'età giusta per apprezzare certi incanti." Ridacchia, "sai cosa diceva Consuelo qualche giorno fa a proposito degli amori, o meglio degli innamoramenti? Diceva, o lui o un altro è la stessa cosa, fin quando lui è proprio lui. O lei è proprio lei."
(pag. 367)
A Centrale cambio linea, che stasera faccio in tempo anche a fare un salto in centro.
E in questa stazione mi scuote un brivido - come un tuono di quelli secchi, improvviso, secco, dirompente, di quelli che ti fa tremare per un attimo le spalle - che un mese fa (+31) a quest'ora arrivavo qui a prenderlo, con una decina di minuti di ritardo. Prima di quei 5 giorni in Liguria, prima della mia prima discesa, prima di alcune frasi sospettate di ubriachezza sottopelle, poi rivelatesi invece sobrie e convinte e convincenti e ricambiate.
Proprio in questo stesso momento il random dell'iPod, bastardo come ogni tanto riesce a essere, mi fa ascoltare "C'è tempo". E' una delle canzoni più belle (e più furbette, ma ai limiti del lecito) di Fossati, l'avrò ascoltata centinaia di volte, eppure vengo assediato da alcuni versi...
"È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente."
...che poi continuano e mi conquistano definitivamente
"è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato. "
E infatti mi viene in mente con un sorriso impaziente che tra due giorni (-2) sarò già un'altra volta qui a salire su un treno, ancora per un viaggio verso qualche altro giorno con lui.
Un'intensità mai provata mi si diffonde con uno strano senso di profondità e di avvolgimento, una sensazione precisa, ormai assodata ma che in questo momento quasi mi stordisce per la coincidenza di quello che ho letto e che ho ascoltato con quello che sto vivendo, per i ricordi che mi hanno suscitato e le immagini future e vicine che mi hanno fatto vedere.
Un sentimento che non posso fare altro che chiamare in un solo modo, che ormai non ci fa più paura.
Eccome, se lo amo.
(Le citazioni sono tratte da "L'isola che brucia" di Gianni Farinetti - Marsilio. Ovvio che è consigliatissimo, come il precedente -se volete seguire il non indispensabile ordine cronologico- "Un delitto fatto in casa" e poi anche tutti i successivi.)
Un anno fa vivevo la notte più indimenticabile della mia vita, quella che forse a 35 anni suonati mi ha fatto diventare uomo (oltre che zio), ancora più di quella sera in cui ho tenuto stretta fra le mie, unico in quella stanza, la mano di mio padre mentre mi passava il suo ultimo respiro.
La notte di un anno fa l'ho già raccontata, in un riassunto inadeguatissimo ma più che sufficiente, qui e qui.
Ora posso aggiungere che E l i a è un bambino bello come tutti lo possono vedere, inaspettatamente sanissimo, con un cromosoma in più in ogni cellula che gli aggiunge qualcosa senza, per ora, togliergli niente. Le spine arriveranno certo quando crescerà, più delle poche che ci hanno graffiato fino ad ora.
Ma ora sono rose, rose, rose. E io, pazzo di lui, come tutti gli zii che perdono la testa per i figli che non avranno, mi godo tutto il loro profumo.
