I loro segnali, le mie insegne, il profumo delle mani, i sogni tridimensionali. E il resto.
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La donna la interrompe - Guardi che non m'incanta. E poi vorrebbe farmi credere di avere ricevuto una lettera di mio figlio in America, di avergli comprato un regalo, di essere venuta fino in Italia, di essere entrata in casa nostra chissà come e di averglielo lasciato sotto l'albero? Ma le pare possibile?
Cher si avvicina alla signora e la guarda dritta negli occhi.
- Anita, io ho più di sessant'anni. Ti sembra possibile questo?
(Matteo B. Bianchi, da "Tu Cher dalle stelle" - Ed. Playground)
Pausa pranzo con salto in Cadorna per una comissione e un saluto. Dato che son lì vado a dare un'occhiata alla Babele, così appuro anche una cosa per lei.
Mentre pago vedo appena davanti alla cassa un libriccino impilato in decinaia di copie: è un racconto nuovo nuovo di un autore di cui già avevo parlato l'anno scorso qui e che leggo sempre volentieri.
Il ragazzo della Babele mi dice "Lo presenta stasera, anzi lo legge tutto." (dettagli qui)
Io, scherzando: "Allora vengo a sentirlo e non lo compro!"
In meno di dieci minuti in metro tornando in ufficio l'avevo già finito di leggere. E' una favola e ne ha la semplicità implausibile, con tanto di gioco sporco e di stralieto fine (ma soprattutto quando si è grandi delle favole si ha bisogno, per tornare ogni tanto a credere che è ancora possibile giocare pulito).
Sono sceso dalla metro con ancora il libro in mano e le dita infilate nell'ultima pagina, gli occhi lucidi e un sorriso ebete e pensando a cosa scrivere nella mia lettera natalizia a Santa Lucia e a Loretta Goggi.
- Vedi, Luca, tra tanti anni, quando sarai grande, un giorno parteciperai a una marcia, insieme a tanta gente. Quel giorno, su un carro, tu sarai vestito come me, avrai una parrucca in testa e canterai le mie canzoni. Io, allora, non ci sarò più, ma tu mi avrai fatto un regalo bellissimo.
Io in cucina controllo su internet l'ultimo treno in tempo utile per Brescia (ma considerando i tempi dei nostri risvegli mi sa che non riusciremo ad uscire da qui in tempo e quindi o al volo decidiamo di andarci in auto o ahimé saltano manifestazione e mostra). Avrei voglia del mio solito tè lunghissimo, mattutino e mattiniero ma lo aspetto.
Lui dorme di là, non so se svegliarlo (ancora, sperando in miglior fortuna, solo con le parole) o se lasciarlo a prolungare un sonno interrotto più volte sul finale dalla sveglia ripetuta, dalle voci dei bambini di Fiore al piano di sotto, dai movimenti e dalle parole confuse o precise, dai lividi passeggeri e dai fiori non recisi...
"...e noi siamo quello che siamo
ladri di parole d'amore
anime poco impermeabili
a bere questa pioggia che scende
Son lividi e fiori
son lividi e fiori che portiamo nel cuore
son lividi e spine e il dolore si sente
...e l'amore si sente"
(Patrizia Laquidara, da "Lividi e fiori")
Non faccio in tempo a entrare in casa e appoggiare "la valigia sul léto, quèla di un lungo viagio" che squilla il cellulare. Già lui?!?!
Che tempismo! Eh no, questo che suona è il Tim. Infatti è lei!
"Ma ciao! Che sorpresa, a quest'ora poi!"
"..." (confusi rumori di fondo, pianoforte... inconfondibile...)
AAAARGHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!
Tutta. Me la fa sentire tutta. E è vero che i suoi ultimi due album escono maluccio dal confronto coi precedenti, ma lui resta sempre uno dei migliori che abbiamo oggi. E comunque soprattutto "Replay", oltre a essere un capolavoro, è per me LA canzone.
Così la ascolto in diretta dal concerto che Samuele Bersani sta tenendo a Roma. Intanto mi viene naturale ripensare alla manciata di versi che mi ha investito poco più di 6 anni fa, mentre sedevo da solo nella galleria deserta del Teatro Ariston con lui che la cantava nelle prove accompagnandosi semplicemente con un pianoforte. Mi ha investito e mi ha cambiato la vita.
Ci ripenso e mi commuovo (che novità, eh?
)... 6 anni fa "dove andrò non lo so/se lo merito o no" mi faceva puntare l'attenzione sulla seconda parte, con tanto di risposta del tipo "E sì che mi merito che una parte di me, che mi caratterizza in maniera così naturale e forte, non stia nascosta!".
Ora che il mio modo di vivere i sentimenti ha una vita normale (o quasi, per quel che si può e per quel che posso), mi chiedo dove andrò. O meglio se riuscirò ad andare dove vorrei. Che io meriti di andarci è fuori di dubbio, il dubbio permane sull'eventuale compagno di viaggio, di tutto il viaggio mi piacerebbe poter dire...
Riguardo la valigia che insieme a me ha appena fatto circa 800 km e sorrido contento. Eh sì, mi va benissimo anche non dire "tutto il viaggio": in molti casi -come in questo - la parola "tutto" si può dire solo quando si è arrivati alla fine di qualcosa che ormai si è compiuto. E io invece non la posso usare perché nei miei viaggi ci sono ancora, e beatamente, dentro in pieno.
(Lascio qua sotto la riga che come al solito ha campeggiato qui da sola mentre scrivevo e limavo il post, che altrimenti non si spiegherebbe buona parte dei primi commenti.
)
Coming soon, giuro rpesto davevro, stavolta.