I loro segnali, le mie insegne, il profumo delle mani, i sogni tridimensionali. E il resto.
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Ognuno sta solo a un attrezzo o su un tappetino per terra
trafitto da un unz unz di Madonna:
ed è subito cula.
(Io non sono -più- cattolico ma in qualche parte, in qualche modo, mi sento cristiano. Certo che però non si può fare a meno di (sor)ridere e/o preoccuparsi leggendo certe cose...)

Le vie del Signore sono infinite. Quelle della Madonna, invece, sono finite. Sotto una quattro stagioni, stavolta.
(Dettagli qui.)
Ma come si può non pensare che se aveva intenzione di manifestarsi e darci un forte segno della sua presenza ci sono modi un po' più seri, credibili e magari utili?
Atto primo.
Ieri sera era prevista una serata con pizza da amici. Poi su 6 persone due avevano la febbre e una avrebbe probabilmente passato la serata a tenere la manina di uno dei due febbricitanti che ha 2 anni.
Quindi salta il tutto e subito dopo un giro di shopping con un amico decido di mangiare una pizza da qualche parte e poi di tornare in albergo.
Prima pizzeria: semideserta. Beh, ci sarà un motivo...
Seconda: piena. Di maschi abbinati a due a due a femmine biologiche.
Terza: piena. Di maschi abbinati a due a due a femmine biologiche.
Quarta: piena. Di maschi abbinati a due a due a femmine biologiche.
Ok, è San Valentino e potevo arrivarci prima. Il ristorante dell'albergo, tipico hotel impersonale per gente in giro per lavoro, sarà certo più accogliente.
Arrivo, lo è. E la pasta allo scoglio (cos' tipica del Piemonte ) non è affatto male.
Atto secondo.
Pausa caffè. Alcune colleghe cinguettano sui mazzi di rose, le colazioni a letto, il consumismo della festa, la biancheria intima, i pasticcini a forma di cuore...
Gli omoni pure, con varianti sulle prodezze erotiche.
Io di spalle metto il dolcificante nel caffè.
Atto terzo.
Un amico è ingrugnito più di me e mi manda il seguente sms:
"Questa festa di San Valentino fa sentire ancora più soli, dura un giorno eterno e viene una volta all'anno, da single è uno strazio, ieri ero nero..."
Atto quarto.
Anche io sono innamorato, vaffanculo.
Morale
Ma Eminenz Ruini & C., invece di rompere i coglioni su cose che non competono loro e considerando che certamente ieri un gran numero di persone hanno scopato al di fuori del sacro vincolo del matrimonio cattolico, non possono emanare un editto vincolante per togliere di mezzo 'sto santo e 'sta festa?
Sono arrivato in ufficio da venti minuti anziché da tre ore. (Segue luogo comune, ma stavolta mi do la licenza e ne approfitto anche io.) Però almeno io sono arrivato.
Se vado indietro con la memoria, la prima volta che ricordo è stata una mattina di giugno 1986. Le scuole erano appena finite e alla mattina alle 8 e mezza era squillato il telefono. Avevo risposto io. Era mio padre, dall'ospedale dove lavorava.
(Scusate il dialetto, ma ha una ricchezza e un sapore di famiglia che in certe occasioni all'italiano mancano.)
"Simone, stanòt gh'è mort Nino."
"..."
"Dolores l'è egnìda chì, la gàa fat la sòo cridada e l'è là setida zu de banda. Vegnèt?"
("Simone, stanotte Nino è morto."
"Dolores è arrivata, ha fatto il suo pianto e è là seduta di fianco. Vieni?")
Nino era mio nonno, non genetico ma affettivo, e per tutti gli anni in cui i miei lavoravano lui e Dolores mi avevano fatto crescere nella loro casetta. E' stato la prima persona per la cui morte ho pianto consapevolmente.
Nelle tre volte in cui è le accaduto di farmi una telefonata me quella prima, mia sorella mi ha sempre annunciato come una "brutta notizia" quello che stava per dirmi. L'ultima è stata stamane.
Ore 8 passate da poco, stavo partendo per Torino. Parte l'annuncio, nemmeno il tempo di capire che appunto questa sarebbe stata la terza volta e arriva il nome. Un'omonimia disgraziata mi fa pensare a uno degli affetti in assoluto più cari che ho e la notizia mi mozza il fiato, mi fa cedere le gambe. Perdo 3 secondi di realtà e per capire poi dalle frasi successive che il colpo c'è ma che (scusate l'apparente cinismo) è assolutamente sopportabile.
Ormai però devo stendermi e prendermi una tisana, che l'ufficio può aspettare. Eccome.
Mentre guardavo poco fa lo schermo nero del computer cominciare a macinare lucine, riflettevo sul fatto che quasi sempre la vita ti porta a muoverti e quindi, soprattutto se per qualche motivo sei ormai quasi sempre lontano da dove sei partito, diventi uno a cui le "cattive notizie" vengono date per telefono.
E' ovvio che non si è sempre presenti alla morte, forse non sarebbe nemmeno sopportabile. Ma ancora non mi pento affatto dell'unica volta che con un estremo rigurgito di coraggio ero lì mentre mi domandavo se il respiro affannoso che sentivo sarebbe stato l'ultimo. Ogni tanto mi viene da pensare che l'ultimo suo respiro da uomo ha coinciso con il primo mio.
"Quante lacrime mi dai?
Ne dimostro di meno.
Non avevo pianto mai
prima di essere un uomo."
(Daniele Silvestri, da "Prima di essere un uomo")