lettere da sopra il replay

I loro segnali, le mie insegne, il profumo delle mani, i sogni tridimensionali. E il resto.

Eccomi

Utente: replay
Nome: S.
Generosità in tensione, che solo in quanto corvo Joe a pedali torna indietro.

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29/04/2007
Birichin-no

Va bene tutto, ma se succede al paesello e pure sottocasa è decisamente un segnale. Ma quale? Il mondo è ormai in rovina... oppure finalmente stiamo per uscire dal tunnel? Mi spiego.

Weekend dai miei, così fra una commissione l'altra mi trovo a girare in auto verso le 15 per la via principale. Il sole è "rebatòn" come si dice da noi, ovvero picchia e ripicchia; io non ho voglia di sprecare l'aria condizionata e così ho i finestrini completamente abbassati. In giro non vedo un'anima... tranne una. Che più che un'anima mi sembra un'anomalia: da dietro vedo un fisico asciutto che cammina sciabattando (saranno delle infradito, già qui in piena padania?), con pantalone da tuta lucido che si appoggia a due meloncini sotto i quali potresti trovare ombra (e che mi ricordano quelli di Qualcuno, ma passiamo avanti  ) e con smanicato raggomitolato appena sotto le ascelle. Superandolo non posso fare a meno di voltarmi per vedere chi è. Volto non noto, ma decisamente belloccio, con occhi chiaroscuri, barbetta delineata su tutto il viso, colorito già scurino. Mah. Comunque passano trenta secondi e già penso a altro.

Vado a fare il pieno e dopo 10 minuti sto per svoltare nel vicolo dove abitano i miei, che parte sempre dalla via principale. E ecco ancora il seminudo misterioso, stavolta lì a pochi metri dall'imbocco, evidentemente si è fatto tutta la viòna in questi 10 minuti. Mi ritrovo a guardarlo per vedere che non passi davanti all'ingresso mentre entro io e essere sicuro che aspetti o che sia abbastanza indietro per non metterlo sotto (senza doppi sensi  ). Ovviamente ritorno a guardarlo, ancora ricambiato. Mentre però percorro tutto il vicolo lo vedo fermo in fondo che mi guarda e quando sono quasi in fondo vedo che alza la mano, come un segno di saluto. Oddio. La mia "stradella" natale è ormai un luogo di battuage e io non ne sapevo niente? O sono io a averla fatta diventare così per aver guardato due volte di troppo uno che visto come era (s)vestito e fisicato non si poteva non guardare?

Beh, dopo due minuti sono in casa e subito mia mamma che soffre il caldo mi chiede di fare un salto in bici a comprarle un gelato. All'appostato addominale anche stavolta non ci penso già più, ma appena prima di entrare in gelateria,mi fermo a mandare un sms quando all'improvviso il pensiero si ripresenta. E non solo il pensiero. L'accento che sento è slavo/albanese (avete presente Curry e Paprika di "Mai dire martedì" che vedete ad esempio qui e qui?), gli occhi sono blu, gli addominali sono sempre lì in bella vista...
"Scusa, cie l'hai una sigarietta?"
 Il mento mi deve essere cascato a terra.
"No, non fumo, mi spiace."
(Sorride sornione.) "Almeno offrimene un pacchetto."
(Sorrido ingenuo.) "Ma sei matto, con quello che costano!?"
"Almeno un pacchetto da dieci..."
"Guarda, ho qualche moneta, ti do queste." (...e metto poco più di un euro in una mano muscolosa, da muratore, abbastanza rovinata e con forti segni di mercurio cromo recentemente applicato.)
"Grazie... (sorride sornione bis) mi accompagni a comprarle?"

In un tempo diverso e in un'occasione diversa (vedi qui), lo sventurato rispose.
Anche stavolta lo sventurato rispose, ma in modo ben diverso anche se sempre sorridendo, più divertito che inquietato:
"No, no, che devo anche comprare il gelato a mia mamma."

Tornando a casa veloce, in un minuto di bici il gelato non si è sciolto, mamma è stata soddisfatta, io ho pensato alle fedeltà e ho cercato poi di comunicare un po' delle mie contente conclusioni in una telefonata confusa che poi è diventata una mail piantata lì a metà poco fa. Non ho bisogno di raccontargli e spiegargli che non sono un birichinno.

Postato da: replay a 18:33 | link | commenti (8) |

13/04/2007
La grazia scalza

Foto di Edo BertoglioGià quando il 29 marzo ero stato all'anteprima alla Salumeria della Musica il suo concerto mi aveva divertito, commosso e incuriosito di attesa e aspettativa come da mesi non mi accadeva ma soprattutto mi aveva fatto vedere (che Patrizia Laquidara va anche vista quando canta) un'Artista che era matura già all'esordio e che ora è del tutto Maiuscola. Il disco, uscito oggi, conferma quel mio entusiasmo nonostante l'aspettativa a doppio taglio che avevo, come quella che si ha per i compiti in classe dell'alunna migliore (ti do credito, ma mi aspetto più che dagli altri), e lo fa perfino già a partire dalla confezione nuda (nel vero senso della parola, viste le bellissime foto di Edo Bertoglio). Sì, perché lei parte avvantaggiata avendo dalla sua parte il fatto di essere sempre raffinata, anche quando in certi concerti con gli Hotel Rif per un paio d'ore canta brani Bregovich-style (che non sopporto già più dopo 20 minuti) o quando come in quell'anteprima sbatte la gambetta durante l'irresistibile "Personaggio", restando in equilibrio precario. Ma la sua è una raffinatezza che non stanca e che non allontana, che le viene naturale perché si basa su una grazia scalza che pur conservando una nota di snobismo non infastidisce.
E le canzoni? Bene, bene, la ragazza non solo è molto capace ma si applica anche più che discretamente e i brani risultano quasi tutti all'altezza del risultato complessivo (tranne "Le cose", evitabile senza traumi e inspiegabilmente scelto come singolo). Ci sono costruzioni su ritornelli dalla struttura ciclica (che per me già fa meritare un punto in più) su cui la sua voce si avvolge balsamica, anche quando volentieri e con ottimi risultati cede a recitativi che oscillano fra una mollezza sensuale e un birignao frizzante. Spesso ci sono onde e spruzzi sudamericani nei suoni e dentro o intorno alle parole e la sensualità cola da ogni sua nota, ancora più che nel disco precedente, fino a fare ormai più che intravedere in Patrizia Laquidara la più somigliante e probabile erede di un'interprete unica ma quindi forse non più del tutto irripetibile come Ornella Vanoni.
Il disco appare certo un po' soffocato, nel senso che quasi sempre (soprattutto se si ha avuto occasone di sentire Patrizia dal vivo) verrebbe da dirle: "E canta di più, come sai fare e come solitamente fai!" e purtroppo così alcune canzoni come "Se qualcuno" o "Ziza" non coinvolgono come fanno se lei te le svolge intorno a pochi metri di distanza. Qualche verso inoltre traballa un po' (fino a un leggero fastidio per qualche punto malriuscito della traduzione in "Personaggio"), ma l'equilibrio è ristabilito da quanto è ottimamente suonato il disco: con discrezione e al servizio della voce della protagonista, fatto che in cuffia si assapora ancora meglio, anche se senza vette di originalità o novità, ma penso che anche questa sia una scelta produttiva votata alla compattezza e ai un tono globalmente frenato. Il che sarebbe (è) un pregio ma è anche il limite di questo disco, che è bellissimo ma che lascia un po' il rimpianto che sarebbe bastato poco per renderlo un capolavoro.
Oltre al carisma e alla voce di Patrizia, l'altro piatto forte che bilancia il tutto è costituito dai testi, che spesso contengono versi davvero invidiabili anche da parte di artisti ben più rodati e blasonati. Non è una sorpresa trovarne in quello della canzone di Pacifico (sempre più autore dallo stile riconoscibile, sicuro, solido, efficace) a cui basta scrivere

"Chiaro e gelido mattino
Sono all'ultimo scalino"

per individuare uno stato d'animo meglio che se lo avesse descritto, ma anche in molti altri momenti spuntano versi dalla bellezza indipendente, come il bell'incipit di "Ziza"
"So che mi ritroverò costantemente a fare i conti con l'ignobile"
o come il gran sensual finale inquieto di "Senza pelle":
"dentro ai desideri riconoscere i pochi veri e interi
bellissimo
come luce che sa danzare, danzare
come a togliere la mia pelle fragile
come se fossi nuda in un'aula d'esame
senza pelle"
(Se la faccenda vi interessa ulteriormente, qui trovate una bella intervista di Marco Cavalieri e qui una dettagliata recensione di Leon, con cui raramente concordo ma che stavolta è perfino più entusiasta di me!)
Anche quando sono meno protagoniste, comunque, le parole riescono a avvolgersi attorno a note dalle sequenze perfette come nel culmine del disco, quando costruiscono un gioiello come "L'equilibrio è un miracolo", dall'inciso immacolato e commovente, o come in "Noite Luar"...
(Purtroppo nel disco è stata ricantata o quantomeno remixata togliendo la bellissima fisarmonica e attutendo tutti i suoni, quindi gustatevi questa del video che batte 2 a zero quella del cd.)

Patrizia Laquidara, Feltrinellona Milano, 19.4.2007Quindi ripeto: se vi capita nei dintorni (dettagli sul tour e sulle presentazioni qui, io ci sarò a Milano il 19 e forse a Napoli il 12 maggio), non lasciatevela sfuggire quando canta dal vivo. Patrizia Laquidara vi dimostrerà di essere nella manciatina di interpreti migliori che oggi abbia l'Italia (e scrive anche e ancora bene, altra caratteristica rara). Di fronte a voi giocherà molto di più con la voce, oserà anche vocalizzi sul confine della sperimentazione o senza risultare sterile vi stupirà srotolando un'ardita canzone in giapponese.

A volte il tempo di chi ascolta (molta) musica è scandito da tappe che si segnano con leFunambola bandierine. Quando circa un anno e mezzo fa scoprii "La malavita" dei Baustelle (e qui e qui ne scrissi), lo trovai il disco più bello uscito in quegli ultimi 2-3 anni. Ora ho finalmente un'altra bandierina a colmare questo anno e mezzo e a segnare la colonna sonora in cui straperdermi.
Sopra c'è scritto "
Funambola".

Postato da: replay a 23:34 | link | commenti (21) |

06/04/2007
La passione secondo Matteo

" [...] E certo, l'attuale clima nazionale non aiuta; a sentirsi normali se si è gay o lesbiche. A non sentirsi soli nella propria famiglia-scuola-paese o città. Al momento, per dire, in molte scuole si lavora attivamente per promuovere l'educazione alimentare; ma in nessun istituto ci sono programmi che educhino alla tolleranza sessuale, si rischiano proteste e anatemi dei vescovi. E invece servirebbe, a risparmiare sofferenze a molti, a insegnare a molti altri a comportarsi in modo civile, a tutto campo. Servirebbe anche alle famiglie, a quelle con figli e fondate sul matrimonio che tutti vogliono difendere, a restare unite e a vivere serene con figli etero e gay. È chiedere troppo? Forse sì; però bisognerebbe cominciare a sospendere e bocciare chi fa il bullo coi compagni; e a rispondere a certi adulti, magari politici di primo piano, che fanno i bulli e danno del «malato» ai cittadini omosessuali con gran risonanza mediatica. Senza aspettare che qualche altro ragazzino si ammazzi, per favore."

(Maria Laura Rodotà, l'articolo completo qui.)

Scendo da una navetta con una collega e prima di entrare in uffico devio verso il bar.
"Un attimo che mi regalo una brioche."
"Ma oggi è venerdì santo! Un po' di penitenza..."
"Giusto, la chiesa dovrebbe proprio farla un po' di penitenza con quello che combina a molte persone!"
"....."
Zittita anche dal mio tono, ha preferito non approfondire. E io (tronfio di brioche) anche.
E' che sono ancora un po' (un po' tanto) preso dalla vicenda di Matteo, il ragazzo torinese che si è ucciso e di cui già ieri leggevo una breve notizia sull'edizione anticipata e a distribuzione gratuita del Corriere. Poi stamane mentre facevo colazione ho visto al tg sua madre che raccontava e piangeva e lo ammetto: mi sono commosso anche io, ma di una commozione sorda e piena di rabbia che ancora adesso mi porto dentro e che se mi conosco ci metterà un bel po' sbollire.
Oggi penso ancora quasi continuamente a quello che ha dovuto soffrire Matteo (e chissà quanti altri che invece da qualche parte hanno trovato la forza di resistere, o il modo più o meno giusto/allineato/opportuno che fosse di convivere comunque con l'intolleranza, il pregiudizio e nei casi migliori l'ignoranza).
Penso alla mia fortuna che non mi ha fatto mai vivere questo calvario, anche perché non mi sono mai sentito nemmeno per un secondo io quello sbagliato.
Penso che comunque mi scappa una specie di preghiera.

Requiem aeterna, Matteo.


"Questa è la storia di un cuore senza pregiudizi e di come ha cambiato per sempre la nostra valle."

(Dal film "Babe")

Postato da: replay a 12:45 | link | commenti (9) |