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Ho appena mandato un kilometrico sms la cui parte centrale è
Io sto insacchettando scartoffie varie che tengo anche per scaramanzia, come la chiavetta del caffè carica di un solo centesimo. Poi la cancelleria (e già intravedo il magone all'orizzonte) e gli ultimi saluti. Nessun ripensamento né dubbio sul presente, sul futuro più speranza e coraggio che sicurezza. "Sarà sarà quel che sarà..." (Chiusura trash quasi d'obbligo :-). Vorrei che ci fossi tu a portarmi via da qui [...] Ma va bene lo stesso così com'è. Eccome.
E ora uscendo dovrei trovare una canzone allegra da ascoltare o canticchiare, invece so che mi salirà il magone e mi verranno in mente "Naviganti" di Fossati o "Il fiume e la nebbia" di Silvestri, con la voce di Fiorella.
"Qui non è successo niente
e non credo cambierà
come quest'acqua tra le sponde
non si ferma, ma in realtà
non ha mai cambiato il senso
e del resto come può
a quel mare io ci penso
ma mi fa paura un po'."
Eh, no, stavolta mi tuffo.
Hop....!
*** Aggiornamento delle 15.00 ***
E invece niente.
Niente magone, niente.
Vorrà pur dire qualcosa, che io sono uno che a volte si commuove anche quando d'estate lascia la camera d'albergo dopo le vacanze... 
L'inizio del limbo elettrizzato e pensieroso è stato lunedì mattina con una telefonata (ac)caduta a sorpresa e assolutamente perfetta nei tempi, perché capitata pochi minuti prima che io uscissi per prendere l'eurostar del rientro nordico. Così la prima persona da stringere era quella giusta, seduta lì a un metro a allacciarsi le scarpe e rialzata di peso con un abbraccio.
Poi i soliti giorni di lavoro più gradevole, a Torino, gli ultimi di questa fase (o del tutto, boh). E ieri sera l'inizio di una piccola serie di incontri e notizie propizie. Se sarà un bluff o no lo vedremo solo da un prossimo tempo irreversibile, quando ormai avrò già saputo e dovuto scegliere da un po'.
* Passo in piazza Castello per caso, sento qualche nota e la vedo contornata da un cerchio di fiaccole. Mi avvicino e mi attrae un simbolo noto stampato su un telo appeso a un tavolo. E' lo stesso che c'è sulle spille che porto sulla borsa del lavoro e della palestra, lo stesso che ha unito tutti quelli che come me hanno partecipato al Gay Pride 2006 a Torino. La faccenda si fa interessante. Uh, è vero, oggi è la giornata mondiale contro l'omofobia.
Qualche lettura e canzone, l'elenco di vittime e paesi le cui leggi non permettono la normalità, facce note e a cui sono variamente ma fortemente affezionato. Il mio primo (nonché precedente) NonRiescoADirlo, la mamma (e pure splendida e battagliera lesbononna) della ragazza che quasi sette anni fa riuscì a liberare per prima il mio modo di amare, qualche conoscente di carissimi amici torinesi con cui ho condiviso in anni che non ricordo qualche cena o festa di compleanno, uno dei miei autori preferiti (vedi qui) con cui riesco a scambiare qualche frase e un saluto.
Niente di che, solo che mi sento un po' più accompagnato verso la giornata di oggi, che potrebbe essere il primo compimento dell'incertezza che vorrei sempre più certa parte del mio futuro lavorativo.
* E oggi pomeriggio eccomi a firmare il contratto per quel piccolo lavoro che potrei affiancare al mio o che (se mi impediscono di tenere il piede in due decolleté) dovrebbe sostituirlo, anche se sarà come sostituire un orto avviato con una busta di primizie. Prima di tornare a casa e ripartire poi verso il paese dei miei faccio tappa all'Emporio Armani di via Manzoni a salutare un caro amico che da un paio di settimane lavorà lì. Mi saluta rigido, col labiale mi dice "Non posso chiacchierare, ci sentiamo stasera". Faccio un giro lì intorno e capisco. Il Re è in visita.
Vegliato da due discretissime guardie del corpo alle estremità del piano, stringe mani, fa foto coi giapan, sistema qualche capo appeso, parla con i suoi addetti alle vendite. Giacca destrutturata (pesantuccia, nonostante il caldo), t-shirt, pantaloni ampi himself-shaped, sneakers. Ora o mai più (mica vero "mai più", non è difficile incrociarlo a Milano, solo che già altre volte che ne avevo l'occasione non l'ho fatto) e così ne approfitto per un saluto. So già cosa dirgli, son preparato da decine di prove immaginarie, solo che proprio oggi ho qualcosa da aggiungere. E così tra l'ironico e il cortese infatti mi congeda con un sorridente "Allora oggi è il tuo giorno fortunato!"
In effetti, vista la porticina che mi si è aperta, mi ripeto che incontrarlo proprio oggi è un caso che non voglio credere che sia casuale.
* Arrivo a casa dei miei stasera. Mia mamma è già a letto, ma è ancora sveglia e sta giocando nel lettone cercando di far addormentare il mio amore piccolino. C'è anche mia sorella e così chiamo mio cognato che passa sul pianerottolo. Mi ero preparato le cose da dire domani a pranzo, invece anticipo ora che ci sono tutti. Elia fa le capriole e ride, come se avesse capito anche lui la mia prematura felicità costruita sull'incoscienza e sull'incertezza. E ride anche perché forse sa già pure la sorpresa che ricevo io appena dopo dai suoi genitori. Che colpo, che bel colpo... Non ribalta ma certo aggiusta un po' gli equilibri fra le priorità.
(Nota del 22.5.2007: Niente, colpo annullato, rientrato. Gli equilibri sono ancora quelli precedenti. Mi sono più facili da percorrere sulla fune tesa là in alto, ma certo avrei preferito un diverso contrappeso per quanto sarebbe stato certo una difficoltà in più per la conclusione felice del numero.)
Mentre mi preparo a spalmarmi sul letto, stremato dalle corse di oggi e dalle montagne russe dei pensieri di questi giorni, penso a cosa avrebbe detto mio padre. Dopo quasi 13 anni la sua presenza è ormai uscita dalla mia quotidianità fatta di luoghi, attività, persone ormai diverse, ma mi capita ancora di sentire la sua mancanza, eccome. So cosa avrebbe detto, le sue parole di libertà semplice erano le stesse quasi sempre (almeno fin quando mia mamma, la vera portatrice dei pantaloni in casa mia, non riprendeva le redini delle faccende mentre lui serafico tornava a occuoparsi dei suoi malati, delle sue partite a scala al bar, del suo Toro).
Ah, il Toro, già, e la città dove mi diceva spesso che mi avrebbe portato e che invece ho conosciuto per altre persone e altri motivi.
Il Toro, e dove ero ieri sera che è iniziata questa serie di incontri e coincidenze...
E così mi viene in mente l'inciso di una canzone che mi canticchio come colonna sonora del mio coricarmi, tra poco. Confusamente mescolerà anni ormai lontani ai prossimi sviluppi che non so, ma che nel suo ritornello mi sembra perfetta, spero sia perfetta per questa giornata. E mi piace il piccolo cerchio che chiude, perché la sa anche lui che ho abbracciato per primo lunedì, lui che non crede per niente agli oroscopi, come me, ma che è toro, come me... zzzz... zzzzzz...
"Davvero propizio il giorno
per il toro e il capricorno
però l'ascendente qual è
...chissà l'ascendente qual è..."
(Giorgio Conte con Rossana Casale,
da "Davvero propizio il giorno per il Toro e il Capricorno")
Oggi mentre camminavo in corso di Porta Romana con sua sorella ho incrociato per caso Fabio Fazio.
Poiché quando sono idiota lo sono da professionista
, ovviamente non mi sono lasciato scappare l'occasione di chiedergli di dire un paio di cose al mio altro marito che stasera sarà suo primo ospite a "Che tempo che fa" (si ringrazia Lalab per la segnalazione).
Quindi: se stasera Miguel si sentirà fare una richiesta normale e Fazio darà da parte mia un solo bacio alla Littizzetto ma almeno due a Bosé, sarà colpa mia.
"Que mi historia no traiga dolor
que mis manos trabajen la paz
que si muero me mates de amor
nada particular"
(Miguel Bosé, da "Nada particular")
- Ho sempre amato e cantato moltissimo i versi qui sopra,
che purtroppo nella versione italiana sono completamente diversi.
Nella loro semplicità (e anche per quella) li trovo di una bellezza commovente...
Mi piace considerarli una specie di mia epigrafe augurale, anzitempo si spera.
Per l'altro M.: li ho sempre canticchiati da solo, stavolta sono per te.
Per farmi perdonare.
T(u)r(u). -