lettere da sopra il replay

I loro segnali, le mie insegne, il profumo delle mani, i sogni tridimensionali. E il resto.

Eccomi

Utente: replay
Nome: S.
Generosità in tensione, che solo in quanto corvo Joe a pedali torna indietro.

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16/02/2008
Piccolo spazio pubblicità

Per una volta infilo sul blog un video musicale fine a se stesso, solo perché è una delle canzoni che più mi ha colpito e steso già al primo ascolto fra tutte quelle ascoltate negli ultimi tempi (mesi? forse persino anche qualcosa di più), 
Non sto a ricamarvi apprezzamenti sul testo, sulla vocione essenziale, distaccato e rassegnato, sulla ritmica sotterranea e ciclica che poi riemerge e sommerge in controtempo, sulle trombe finali che enfatizzano per contrasto la falsità del nostro impero che si sgretola (e che forse nemmeno c'è)... Certo è che al primo ascolto sono rimasto lì, a guardare lo schermo con le orecchie sospese a cercare già di ricordarmela dentro. Catturatela e fatevi catturare.


(Sentita stasera, sarà comprata subito domani. Nel frattempo, cliccando qui  la si può sentire nella versione in studio insieme a altre buone compagne.)

         

            Fake Empire
                                (The National)

Stay out super late tonight picking apples, making pies
Put a little something in our lemonade and take it with us
We’re half-awake in a fake empire
We’re half-awake in a fake empire

Tiptoe through our shiny city with our diamond slippers on
Do our gay ballet on ice, bluebirds on our shoulders
We’re half-awake in a fake empire
We’re half-awake in a fake empire

Turn the light out say goodnight no thinking for a little while
Let's not try to figure out everything it wants
It’s hard to keep track of you falling through the sky
We’re half-awake in a fake empire
We’re half-awake in a fake empire

Postato da: replay a 02:45 | link | commenti (3) |

09/02/2008
In dipendenze

"Sometimes I wonder
Where I've been
Who I am, do I fit in?
Make-believing is hard alone
Out here, on my own..."
                                         (da "Out here on my own" di Lesley Gore e Michael Gore)


Quando pedalo e ho i telefonini in tasca spesso non sento le  chiamate, figuriamoci gli sms e così appena arrivato a casa e legata la bicidestriero al lampione ho controllato i cellulari (tutto tace, nessuno scrive). Poi ho aperto la cassetta della posta (vuota) e una volta salito ho verificato la presenza di chiamate sul fisso (nessuna) e di mail (quattro e tutte cestinate, che le offerte di cd on line non mi interessano e il cialis non mi serve... e non solo perché non ho occasione di utilizzarlo, maligni lettori  ).
Perfetto, niente e nessuno a cui rispondere e comunque niente e nessuno a cui dire io qualcosa in partenza.
E' partito l'effetto solitudine ma lo sconforto è durato pochi secondi. Poi l'impressione principale è stata stranamente di libertà...
Pur con il rischio che crei dipendenza da se stessa, la solitudine ha il vantaggio piacevole che può essere vissuta nei momenti di grazia come un riflesso dell'indipendenza dagli altri.

 

 

(E se volete, cliccando qui c'è la stessa versione di Irene Cara in un video con degli spassosissimi effetti speciali anni '80. Oppure qui quella originale di Nikka Costa, irrinunciabile per chi come me ci è passato attraverso nel 1981.)

Postato da: replay a 22:18 | link | commenti (7) |

07/02/2008
Il Replay non trasparente

Da qualche giorno si può scaricare su iTunes una nuova canzone di Ivanone Fossati nostro.
Ivano non si ascolta, si impara. Comunque.
Quindi ho cominciato a ascoltarlo oggi nel primo pomeriggio in loop mentre un po' ingrugnato senza un motivo ben definito pedalavo verso il lavoro.
La musica si salva e bene, è
 un pop che riporta a quelli geniali che scriveva a metà degli anni '80 e che sposava a versi precisi e indelebili. Stavolta però è vestita da un sottofondone di chitarrine e batteria tumtumcià da prima elementare della scuola d'arrangiamento e il testo mi è sembrato in prima battuta un compitino qualunque, senza un'idea dietro che lo sostenesse.  Insomma, della serie: a malincuore ma "Ricordiamolo da vivo", quando scriveva canzoni necessarie e non brani che a posteriori dici "Se lo sapevo non stavo ad aspettarlo così tanto".

Ore 20.15, esco dal Magazzone Centrale più sorridente: un po' è il solito effetto sole sul metereopatico, un po' sono un paio di cose procedute abbastanza bene al lavoro che mi fanno mandare in secondo piano alcune meditazioni che mi girano in testa da alcuni giorni.
Una bella mail dell'Ottima Omonima in risposta a un mio commento sul suo blog ricevuta domenica e una chattata su msn di ieri con lei mi hanno portato infatti ancora più del solito a riflettere su come e quando si usano le parole e i gesti che indicano valori e sentimenti, su come vengono gestiti, se siano proporzionali, se siano visibili o trasparenti. E su come necessari o un optional possano essere anche le emozioni, le relazioni, i sentimenti stessi (i nostri, in particolare) espressi (in?)adeguatamente da queste parole e talvolta anche da azioni di varia visibilità. E poi durante le ore di viaggio notturno in treno ho continuato e continuato a filare e cucire pensieri fino a interrogarmi sulla frequenza e sul valore che si dà a certe parole (chi mi conosce sa che non dico o scrivo mai "Baci" alla fine di un sms, una mail, una telefonata a meno che non siano a qualcuno a cui li darei veramente se fosse lì, figuriamoci per l'uso della parola "amore") e su come queste siano proprio una delle interfacce che la nostra interiorità ha per rendersi più o meno trasparente e legata proporzionalmente ai modi in cui la esprimiamo.
(Ok, quando son lì a combinarmi i Lego mentali come un bambino che gioca sempre da solo sono un po' una palla...  )
Questo ancora pensavo anche oggi, mentre camminavo verso la bici. Ma appunto senza la bocca serrata e anzi con un mezzo sorriso potenziale in canna, grazie all'andamento vivace del ritmo de "L'amore trasparente" nelle cuffie dell'iPod. 
Ma in un momento SBAM.
Camminata interrotta. 
Altro che canzone non necessaria, questa mi serve proprio, e proprio ora. Togliendo solo due parole, in quel brano ci sono io, io sputato, io adesso che cerco di vedere (attraverso) gli amori (due, molto diversi, uno Grande e uno Piccolino ma uguali nell'essere Maiuscoli). Non mi fa piacere, forse non mi serve nemmeno, ma almeno ritrovandomi in quel ritratto mi vedo meno trasparente di loro.


L'amore trasparente

                                                                                           (Ivano Fossati)

 Non pretendo più di aver ragione
se parlo di vestiti e di carezze
le braccia lungo i fianchi farò cadere
pregare no che non vorrei pregare
pregare no che non vorrei pregare.

Non vergognarsi della propria malinconia
è un compito penoso anzi uno strazio.
L'amore trasparente non so cosa sia
mi sei apparsa in sogno e non mi hai detto niente
mi sei apparsa in sogno e non hai fatto un passo.

Nemmeno un gesto nemmeno lasciamo andare
meglio di chi improvvisa a malincuore
meglio di chi improvvisa senza amare.

Sarà la vita che monta e poi riscende
tutto questo splendore trasparente
luce elettrica che dopo il buio sempre si accende
se abbiamo assolto tutti i sentimenti
dimenticato tutti i fuochi spenti.

Ma sono pazzo del mondo e sono pazzo di te
e sono pazzo del mondo questo è odio e amore
sono pazzo del mondo questo è odio e amore
anche per te.

Sarà il destino che splende e poi riscende
tutto questo rumore che si sente
acqua libera che sempre si spande.

L'amore trasparente non so cosa sia
mi sei apparsa in sogno e non mi hai detto niente
ti ho dormito accanto e mi hai lasciato andare
sarà anche il gioco della vita ma che dolore
sarà anche il gioco della vita ma che dolore.

Postato da: replay a 03:04 | link | commenti (6) |