I loro segnali, le mie insegne, il profumo delle mani, i sogni tridimensionali. E il resto.
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(Coming soon)
Ecco, la scritta è rimasta lì per tre settimane. E ora nemmeno mi ricordo del tutto quello che volevo scrivere (un paio di circostanze fortunate e divertenti al lavoro, con conclusioni una volta tanto sorridenti su mezzo futuro) e perché avessi scelto quel titolo.
Poi, omettendo comunque un bel po' di passaggi: la preparazione molto contabile/fiscale e molto fisica dei saldi, i continui vatenvieni - come dice mia mamma - tra Milano, il paesello padano con gli zii invalidi e infortunati e quello montano dove lei, mia sorella e mio nipote sono in prevacanza, i relativi viaggi di tre ore e mezza notturni e i gran finali con nubifragi sopra e tornanti sotto, last but not least il pc che non si connette più a internet da tre giorni e infatti ora approfitto di quello dei miei amici/vicini...
Comunque sono vivo. Abbastanza, direi. E magari tra poco faccio breve ritorno anche qui.
Ieri sera, senza ombrello sotto una pioggia leggerissima, attraversavo il cortile che separa la casa dei miei da quella di mia sorella con in mano un pentolino con il brodino buono buono che mia mamma aveva preparato per mio nipote. Nell'aprire il cancello con il gomito e velocemente per cercare di bagnarmi il meno possibile, un po' del brodo è caduto e ha macchiato un po' le mie vecchie scarpe bianche di Prada.
Mi è scappata un "Occazzo." ma non mi sono incazzato nemmeno un minimo.
Anzi, ho sorriso.
Quell'istantanea, in quel momento, mi è sembrata una bella immagine che forse riassume bene una vita intera: la mia.
Si avvicina la data del minipride milanese, a cui non potrò partecipare. Idem per quello nazionale e figuriamoci per gli altri europei. Questo post è un po' il mio modo di prendervi parte.
La mia "capa", di cui ignoro l'età ma che ha qualche anno più di me certamente, mi ha segnalato qualche giorno fa una canzone che il suo professore di musica alle scuole medie insegnava a suonare e cantare alla sua classe di undici-dodicenni. Se una trentina di anni fa un insegnante in Italia avesse fatto una cosa del genere sarebbe sorto certamente un caso (e probabilmente la cosa anche oggi susciterebbe almeno un polverino, o forse anche molto di più). Ammetto quindi a malincuore che in certe cose la Francia, che in generale mi sta parecchio sui coglioni e trovo sopravvalutata in quasi tutto, è più avanti di noi.
E ammetto anche che non conoscevo questo brano. Il protagonista descritto è (oggi, ma forse già quando è stata scritta nel 1973) un paradigma un po' semplicistico e riduttivo ad usum di un pubblico che si vuole sensibilizzare e solleticare con mezzi un po' pietistici e furbetti, ma le buone intenzioni e il buon risultato sono innegabili. Soprattutto quando inaspettatamente una come Lara Fabian, che in tutte le altre sue canzoni che ho sentito ritenevo una notevole peracottara, tira fuori un'interpretazione equilibrata, sobria pur se un po' teatrale e comunque molto molto efficace. Insomma, la lacrimuccia non cì è scappata ma l'applausone con brivido alla schiena sì.
(Intanto così ho anche fatto contento qualcuno.
)
E standing ovation a Aznavour per gli ultimi versi:
Nul n'a le droit en vérité
De me blâmer de me juger et je précise
Que c'est bien la nature qui
Est seule responsable si
Je suis un "homme oh" comme ils disent.
(da "Comme ils disent")
(Se volete andare a sentire la versione originale dell'autore, bella ma un po' troppo istrionica e ammiccante per i miei gusti, cliccate qui. A voi quella manina un po' così infastidisce o no? Io devo ancora capirlo.
Qui invece una versione in inglese di Marc Almond.
Infine qui il testo in francese e a fondo pagina in italiano.)