I loro segnali, le mie insegne, il profumo delle mani, i sogni tridimensionali. E il resto.
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(Warning anche stavolta: post ad alto contenuto patetico, ma di un pathos di cui sono orgoglioso.
A volte infatti vorrei staccare la spina dalle piccole emozioni e dai sentimenti particolarmente intensi, altre volte - come oggi - mi lascio sopraffare volentieri, tanto da avere voglia di raccontare...)
Al lavoro la nostra squadra di 6 persone è ora parecchio ridotta a causa di un licenziamento, di una lunga malattia programmata e di questa settimana a 32 ore (visto che lavoreremo domani che è festa). Così negli ultimi giorni sono in vendita più del solito (e la cosa non mi dispiace, anzi).
Oggi: stiamo sistemando il controllo e riassortimento di alcuni dei nuovi articoli arrivati nei giorni scorsi e diversamente dal solito lo stiamo facendo tutti e tre (io, una collega e la direttrice) direttamente in negozio, così da poter anche stare in vendita se necessario. Arriva una signora sui 65-70, ben bionda e vestita con gusto, occhiali fumé e sorriso aperto. Guarda me e le due mie colleghe e poi mi si avvicina.
"Di solito andiamo nel'altro vostro negozio perché siamo più comodi, ma stavolta ero qui in centro... Secondo me lei mi può aiutare. Vorrei vedere..."
E mentre le mostro alcune camicie mi chiedo vagamente perché fra noi tre si sia avvicinata a me, come se proprio mi avesse scelto dopo averci guardato velocemente ma magari con una profondità e una sorta di convinta consapevolezza. Dall'acquisto programmato di una camicia per la figlia ("lei è fissata con i colori scuri, ma io vorrei qualcosa di bianco, taglie grandi che non siano troppo infiocchettate perché non mi piace che metta cose che danno un'aria un po' baby, larghe in fondo perché è abbondante di fianchi, magari anche qualcosa di non troppo sportivo così lo mette quando va a teatro...") alla fine, dopo nemmeno una decina di minuti, ne acquista due più un maglioncino. Arriviamo alla cassa e come sempre facciamo in questi casi di acquisti "per terzi" le ricordo che tenendo lo scontrino ha un mese di tempo per cambiare i capi.
Sciura: "Bene, grazie, al limite magari sarà per la taglia, ma per la scelta mi fido di lei, mi ha fatto vedere proprio le cose che avevo in mente."
Direttrice (scherzando): "E lei si fida di questo qui?"
Sciura (sempre con quel bel sorriso sereno): "Sì, sì, secondo me mi ha dato proprio le cose che potevano soddisfarmi di più. Ha l'aria affidabile!"
La direttrice sorride, io pure. Pagamento, confezionamento, esco dalla cassa per dare la borsa alla signora e salutarla (se si è stabilito un buon "feeling" con la cliente e il tempo lo permette, cerchiamo di farlo e non solo per accattivarci la cliente, è che proprio diventa una cosa piacevole). Con una mano le porgo il sacchetto e sto per tendere l'altra ma lei rifruga nella borsetta alla ricerca del portafoglio. Lo apre e mi mostra una foto.
Sciura: "E' questa Beatrice, mia figlia. Sembra più giovane ma ha 43 anni. Spesso viene anche lei a comprarsi i vestiti, è venuta una volta anche qui e il giaccone che avevamo comprato quella volta qualche mese fa è uno dei suoi preferiti. Ha la sindrome di Down." Terminata la precisazione (non necessaria, sia in se stessa che perché dalla foto si vedeva benissimo), mi risorride, le passo la borsa e ci stringiamo la mano.
Ovviamente potrei non dirle niente. E invece mi sento di accompagnare qualche parola ai miei occhi che si fanno ancora più umidi (e non è professionale, lo so, ma va beh, lo so solo io) ad ogni nostra frase. La prima che le dico comincia con "Elia è..."
Sono state poche altre frasi, come se fossimo due sciure che parlano del morbillo che ha colpito i propri figli in tempi diversi.
Che sa quarant'anni fa l'attenzione era diversa e forse anche qualche cura per certi loro disturbi però è bellissimo uguale anche ora tenerlo in braccio come ho fatto ieri che eravamo da Vividown per la visita annuale e lui singhiozzava a tratti mentre mia sorella parlava con la pediatra lui aveva già capito che c'era di mezzo una visita e mi ha lavato anzi sporcato il maglione a singhiozzi e nemmeno con "L'ape Maia" e "Rose rosse" riuscivo a calmarlo eh sì anche Beatrice va matta per la musica ha fatto una scuola dove gliel'hanno insegnata e ora infatti va spesso a teatro per quello è perfetto quel maglioncino che mi ha dato il suo anche se Elia gliel'ha sporcato lo laverà e sempre bello ricordare di avere tenuto in braccio un bambino per cercare di farlo smettere di piangere vede ho fatto bene a chiedere a lei ma anche le mie colleghe l'avrebbero aiutata benissimo sì ma lei si guardava intorno e toccava i vestiti in maniera diversa come più attenta grazie mi saluti Beatrice vi aspettiamo ancora certo e lei dia un bacio a Elia e lo porti a Milano a teatro quando diventa grande.
Ho fatto pochi lavori ma molto diversi fra loro, in tempi e ambienti ancor più differenti in cui ho realizzato progetti e obiettivi decisamente più importanti e rilevanti, ma mai ho provato sul lavoro una soddisfazione come quella di oggi, in cui sono stato riconosciuto e scelto anche io come diversamente specialmente abile.
(Warning: post vagamente splatter.
E perdonate l'orrido calembour del titolo, ma non ho saputo resistere.)
Tisana calda, 2 fette biscottate per arginare e favorire l'Aulin, appunto Aulin e a letto a leggere, che il sonno di stanotte avrà un po' di ostacoli.
Ormai da un po' di ore l'effetto dell'anestesia è passato e i trapanamenti al dente si fanno sentire. Per non parlare dell'infiammazione e dell'infezione alla radice del molare 36 che è stata scoperta e medicata...
(Mentre da sotto, steso, vedevo la puntina metallica allontanarsi sanguinolenta in verticale pensavo a una parzialissima coincidenza. Ma non ho sorriso, e non solo perché con la bocca spalancata non potevo.)
L'anestesia, appunto. Ottima e abbondante, tanto che ho ripreso la sensibilità nel tardo pomeriggio. A quell'ora ormai però la fame aveva prevalso sulla prudenza e così mi sono accorto solo stasera che durante la masticazione mi sono morso via anche un po' di lingua, di labbro e di guancia, il tutto ovviamente senza accorgermi di niente. Sono solo io che posso vedere il piccolo scempio se apro la bocca e riesco così far corrispondere alle ferite questo dolore sordo e latente ma ben presente (ahia).
E come avevo raccontato qui qualche post fa, anche in questo caso il mio autocannibalismo imprudente, silenzioso e solo parzialmente colpevole mi è sembrato un'immagine riassuntiva di un po' di me.
Io posso dire la mia sugli uomini
(Luciano Ligabue)
Qualche giorno è molto meglio, qualche giorno non mi sbaglio
vedo chiaramente quel che c'è
le colline, le vetrine, la mia stanza da imbiancare
questa faccia che va bene già com'è
(...lasciamo perdere!)
guardo in faccia il sole fino a lacrimare
fino a che si vedrà
chi per primo abbassa gli occhi
Le mie amiche sono amare se si parla un po' d'amore
tanto ognuna sa comunque quel che sa
Io posso dire la mia sugli uomini
(Io invece no, e nemmeno voglio, soprattutto in queste notti di disavvento.)
qualcuno l'ho conosciuto
qualcuno mi è solo sembrato
qualcuno l'ho proprio sbagliato
e qualcuno lo sbaglierò
ma posso dire la mia sugli uomini
davanti a una tazza di latte
con una coperta di troppo
appena finisce la notte qualcosa mi inventerò
(Oggi è uscito il nuovo singolo di Fiorella Mannoia scritto da Ligabue. Forse forse la rossa è tornata...
)
Se non sono una propria scelta, la disintossicazione e la mitridatizzazione possono essere talmente simili da non riuscire più a distinguere quale delle due sia in atto. E, quale che sia, rischia così di diventare purtroppo non solo inefficace ma anzi anche inutilmente dolorosa, da morire.
Prologo: in questi giorni sono in uscita alcuni dischi che attendo molto: la "Musica moderna" del Maestro Ivano, i duetti di Ornellona, a novembre il nuovo della Titti (una delle voci più belle al mondo, e non si discute) e della Mannoia.
Di Fossati gira già il singolo "Il rimedio", senza infamia e senza lode (il che per Fossati, che ritengo il migliore che l'Italia abbia mai avuto, è una mezza infamia) ma i 30 secondi di ogni brano che si possono già ascoltare sull'iTunes Store lasciano ben sperare che stavolta il risultato sia meglio dei mediocri ultimi due.
La Vanoni si ama a scatola chiusa, in particolare attendo con curiosità e golosità i duetti con Giusy Ferreri e Mina mentre trovo orrendo quello che già si sente con Ramazzotti (inascoltabile sempre quando canta e quasi sempre quando scrive, e infatti nemmeno lei riesce a risollevare una canzone che evapora subito come una - pardon - scoreggina).
E il singolo di Tiziano Ferro?
Ieri sera sono tornato al Borgo, per la terza volta in due anni. Al contrario di molte altre volte ne sono uscito leggero come ero entrato, senza troppi pensieri pesanti come era successo altre volte.
Notifico la presenza di vari semi-colleghi (sai che novità, anzi mi ero stupito la volta scorsa di averne incrociato solo uno) e di essere stato sfiorato, in un passaggio fra un divanetto e un muro, dall'uomo più sexy del mondo.
Poi a fine serata/inizio nottata ho portato a casa Ale e appunto con lui si concordava dell'abilità di Ferro a costruire linee melodiche cicliche con dei testi nemmeno banali (tipo "Non me lo so spiegare" o "Salutandotiaffogo") che alla fine risultano gradevoli e emotivamente efficaci a trasmettere una certa malinconia in cui non dispiace trovarsi. Appena salutato, riaccendo la radio, forse la mia compagnia preferita di giorno e ancor più nelle notti di guida. Un riffino di piano che non conosco e che senza rendermene conto già mi cattura, parte un bel vocione...
"Sono un grande falso mentre fingo l'allegria
sei il gran diffidente mentre fingi simpatia..."
Capisco che è proprio il nuovo singolo di Tiziano Ferro: note basse basse talvolta raddoppiate a un'ottava di distanza e la sua doppia voce così notturna mi accompagnano in un Corso Buenos Aires semideserto e un po' triste, con quell'aria da sbaraccamento che hanno le città nelle prime ore della notte che segue la domenica.
"...come un terremoto in un deserto che
che crolla tutto ed io son morto e nessuno se n'è accorto
lo sanno tutti che in caso di pericolo si salva solo chi sa volare bene..."
E allora bastano i miei pensieri di lontano e alcuni versi a farmi venire un magone di quelli che uno si sforza a non lasciarsi andare solo perché altrimenti non riesce a guidare.
"...ed io mi chiedo ora che farai
che nessuno ti verrà a salvare
complimenti per la vita da campione
insulti per l'errore di un rigore
E mi sento come chi sa piangere ancora alla mia età
e ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età..."
Ho undici anni in più, ma è notte e gli occhi sono più lucidi di me che stasera non ho preso nemmeno una birra. Quindi prego, Titti. Anzi, grazie a te.
"...E che la vita ti riservi ciò che serve e spero
che piangerai per cose brutte e cose belle e spero
senza rancore che le tue paure siano pure
e l'allegria mancata poi diventi amore
anche se è perché solamente il caos della retorica
confonde i gesti e le parole, le modifica..."